Nuoce gravemente alla salute dei pedanti e dei poveri di spirito

 
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Concorso Nazionale "Fare il giornale nelle scuole"
Vincitore Nazionale VIII Edizione

 

Premio Nazionale "Giornalista per un giorno"
Finalista IV-V-VI-VII-VIII-IX-XI-XII-XIII-XIV-XV Edizione
Vincitore Nazionale X Edizione

alboscuole
  • LA DROGA E' OGGI IL MOTORE DEL CRIMINE


    Patrizia - Venerdì, 25 Gennaio 2019

    Il mercato delle droghe negli ultimi decenni è diventato sempre più complesso per il proliferare delle sostanze psicoattive, l’espansione dei consumi e per l’incremento dei soggetti criminali che producono e commercializzano le varie droghe. Ai gruppo storici che operavano da tempo sul mercato delle droghe (oltre alla mafia siciliana e alle altre mafie italiane, la mafia turca, le triadi cinesi e la Yakuza giapponese) si sono aggiunti gruppi di formazione più o meno recente, come i cartelli colombiani, le mafie albanesi, russe e nigeriane


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  • EROI DELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA


    Patrizia - Venerdì, 25 Gennaio 2019

    Un elemento che mina la solidità dello stato italiano è lo spazio occupato dalla criminalità organizzata.

     


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  • UOMINI E ROBOT, TRA PRESENTE E FUTURO


    Patrizia - Giovedì, 10 Gennaio 2019

    La rivoluzione robotica che sta rendendo concrete le previsioni fatte per decenni da scienziati porta con sé un carico di aspettative e timori. Da una parte si schierano gli ottimisti che vedono nel progresso tecnologico l’unica strada possibile e percorribile, dall’altra ci sono i pessimisti che valutano come troppo onerosi i costi ecologici e occupazionali della rivoluzione robotica.

     Questo argomento però va affrontato seriamente per le numerose implicazioni nel campo dell’occupazione, della privacy e della giurisprudenza. Infatti, dopo alcune ricerche, ho potuto notare che una delle questioni su cui si sta muovendo l’Unione Europea è quello della disciplina dell’intelligenza artificiale in Europa. La domanda più frequente che viene fatta è se l’intelligenza artificiale vada trattata come un individuo vero e proprio, riconoscendogli una responsabilità civile e facendogli pagare le tasse. Gli Stati rispondono che, se i robot sottraggono alle casse dell’erario i proventi dei lavoratori rimasti senza occupazione, è giusto che vengano tassati dopo averli sostituiti. La questione occupazionale resta prioritaria. 

    Nel suo libro "La fine del lavoro", l’economista Jeremy Refkin ipotizza che entro il 2050 l’intero sistema economico mondiale possa essere gestito dal 5% della popolazione adulta, questo proprio grazie alla diffusione dei robot in quasi tutti i settori lavorativi compresi quelli dei servizi. Nella previsione a tinte fosche di Rifkin al restante 95% toccherà il compito di difendersi dalla criminalità alimentata dalla disoccupazione tecnologica e dalla concentrazione delle risorse economiche nelle mani di pochi. Il paradosso della visione di Rifkin è quello di un progresso che, di fatto, imbarbarirà la società creando i presupposti per un futuro molto lontano dalle prospettive utopiche degli ottimisti. Possiamo uscirne con una preparazione scolastica e universitaria in grado di consentirci di ambire a professioni non sostituibili dalle macchine: creatività e alte professionalità non sono sostituibili.

    Le professioni artistiche e l’artigianato di qualità hanno maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto a professioni che sono sempre sembrate più che sicure. Il posto in banca o quello in un ufficio statale, per anni indicati come roccaforti delle garanzie occupazionali, sono diventate professioni facilmente sostituibili. Chi si occupa dei servizi alla persona, invece, non potrà essere sostituito dalle macchine. Per restare nel mercato  bisognerà studiare più e meglio di prima. La progressiva automazione del mercato del lavoro andrà a discapito dei lavoratori più deboli. La situazione che si prospetta è quella di un mercato del lavoro in cui ci sarà una sostituzione delle competenze richieste ai lavoratori. 

    Secondo un’indagine condotta di recente da McKinsey and Company su 830 professioni di diversi settori, solamente il 5% potrà essere completamente automatizzato nei prossimi 10 o 20 anni. Questo significa che con i robot cambierà il modo di lavorare, ma non è detto che le conseguenze siano soltanto negative: la trasformazione potrebbe anche eliminare le parti più noiose e ripetitive, consentendo ai lavoratori di svolgere le attività meno routinarie. Come sempre, quindi, è opportuno pesare con molta cautela i pro e i contro, bilanciando entusiasmi e timori e cercando di trovare il giusto equilibrio, perché il progresso possa ritenersi veramente tale.

  • LA MUSICA NELLA VITA DI TUTTI


    Patrizia - Sabato, 05 Gennaio 2019

    La musica è presente nella vita di tutti senza differenze di età o genere, è un mezzo di comunicazione capace di coinvolgerci per le emozioni che suscita in noi.


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  • VEGANISMO: L'UTOPIA DI SALVARE IL PIANETA.


    Sveva Pelle - Domenica, 30 Dicembre 2018

    Un tema molto discusso negli ultimi anni è senza dubbio il veganismo, cioè la scelta, per motivi etici o legati all'ambiente di non usufruire di nessun prodotto di origine animale. Si tratta quindi di eliminare dalla propria dieta non solo carne, pesce, latte, formaggi, uova, ma anche di rinunciare a cosmetici, prodotti testati sugli animali e capi di abbigliamento, per esempio, di pelle o di lana.


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  • Google Home o Amazon Echo? Scegli il tuo assistente personale!


    Valentina - Domenica, 09 Dicembre 2018

    In cima a tutte le liste dei regali di Natale ci sono i nuovi speaker di due grandi famiglie: Google Home e Amazon Echo.


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  • Questione di donne


    Beatrice Tartarini - Venerdì, 30 Novembre 2018

    "Esiste una questione femminile, c'è davvero una complessa questione femminile: abbiamo dato inizio a un'epoca pesante, noi donne in apparenza emancipate, e sono curiosa di vedere dove ci porterà questa strada" (Etty Hillesum)


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L'Editoriale

  • Editoriale: Scrivere per essere critici


    Roberto Palermo - Mercoledì, 18 Gennaio 2017

    Cari amiche ed amici del “Farò del mio peggio News”, desidero innanzitutto porgervi i nostri migliori auguri per un 2017 sereno, pieno di soddisfazioni e di felicità! Come di consueto il numero di Gennaio del nostro giornale pone in evidenza la “Giornata della Memoria”: il 27 Gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz, è il giorno scelto dalle Nazioni Unite per ricordare le vittime dell’Olocausto. La consapevolezza di ciò che può provocare la ragione umana quando prevalgono logiche di divisione, di segregazione e di odio razziale, sostenute da un largo consenso popolare, dovrebbe essere la migliore arma di prevenzione per evitare che ciò che è accaduto oltre 70 anni fa si verifichi nuovamente.


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  • BELLONOTTO: Prof, ma nel paradiso terrestre cosa c’è?

    PROF. D'AMICO: Non ci sono ancora stato...

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Scienza

  • EBOLA E BUSINESS FARMACEUTICO


     

    A causa del clamore che il virus ha suscitato negli ultimi mesi, l’industria farmaceutica mondiale si è dedicata alla ricerca di una cura e di un vaccino per combattere l’epidemia che in Africa ha già contato circa 4000 decessi. Ad oggi, secondo l’Ansa, ci sarebbero tre farmaci e un vaccino contro il virus ebola che avrebbero avuto dei buoni risultati sugli animali e che presto potrebbero entrare in fase clinica, ovvero la prima fase di sperimentazione sull'uomo. 


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  • IGNOBEL: IL LIBERO PREMIO DELL'ASSURDO


    Tutti voi conoscerete di certo il premio creato dallo svedese Nobel che ogni anno viene consegnato a luminari della fisica, della chimica, della medicina ecc., ma quello che forse non saprete è che esiste un altro premio differente in tutto e per tutto dal Nobel: il premio di cui parlo è il premio igNobel. 
    L'igNobel viene assegnato ogni anno, dal 1991, dalla Harvard university: i fortunati vincitori sono scienziati che fanno scoperte apparentemente inutili e senza senso.


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PeggioRedazione

  • Il Preside del Liceo Scientifico “O. Grassi” impedisce agli ex allievi di partecipare alla premiazione del Premio “Giornalista per un giorno” di Alboscuole


    Il giornale del Liceo “O. Grassi”, “Farò del mio peggio News”, è stato invitato, per la decima volta consecutiva, al Meeting Nazionale di giornalismo scolastico organizzato da Alboscuole a Chianciano Terme il 27 ed il 28 Aprile, per essere premiato tra le migliori 100 redazioni di tutta Italia. Il giornale è edito dal 2010 dall’Associazione omonima, che raccoglie allievi ed ex allievi del Liceo e permette la stampa del periodico attraverso le quote versati dai soci e dagli sponsor.

    Fin dal 2010 gli ex allievi e redattori del Liceo hanno sempre partecipato al Meeting insieme alla delegazione del “Grassi”, con gli studenti e gli altri redattori.

    Quest’anno invece, con una lettera datata 18 Aprile, il Dirigente Scolastico Fulvio Bianchi ha comunicato al Prof. D’Amico, coordinatore del progetto, che gli ex allievi non avrebbero potuto viaggiare con il pullman insieme alla delegazione del Liceo come invece era sempre avvenuto negli anni scorsi senza alcuna problematica. 


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  • Farò del mio peggio News - Vita di redazione


    Nato nel 2005 nell’ambito del corso Tecnologico ed esteso poi a tutte le classi, il “Farò del mio peggio News” ha cambiato nella sua storia 3 redazioni tecniche, mantenendo la continuità del lavoro ed ottenendo numerosi riconoscimenti tra cui sette nomination al concorso nazionale “Giornalista per un giorno” (Fiuggi 2007), la vittoria al concorso "Il giornale dalla scuola", nell’ambito del Circuito Diregiovani (Roma 2010), organizzato dalla Agenzia di Stampa "Dire" e patrocinato dal MIUR, un diploma di Merito del Secolo XIX (Genova 2010) e dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti (Benevento 2011), tre premi nell’ambito del concorso nazionale “Il miglior giornalino scolastico” (Avellino 2011-2013), un “Premio speciale Presidenza di Alboscuole” (Chianciano Terme 2012), una “menzione speciale per il sarcasmo” al concorso nazionale “Prima Pagina” promosso dal Comune di Modena in collaborazione con l’associazione culturale Progettarte, nell’ambito della VI edizione di BUK-Festival della piccola e media editoria- che si è tenuto il 23 e 24 marzo 2013 presso il Foro Boario di Modena. 


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Società e Costume

  • Cibo per il corpo... e per la mente


    Sarebbe opportuno chiedersi, nell’affrontare questo argomento, di cosa e come ci cibiamo se si considera valida l’affermazione del filosofo tedesco Feuerbach “Siamo quel che mangiamo”. 

    Da un’analisi generale della società attuale si può constatare un aspetto particolarmente evidente: la percentuale di individui in sovrappeso raggiunge negli Stati Uniti il valore del 60% e, solo in Italia il numero degli obesi si è stabilizzato intorno al 20% della popolazione. Ciò consente di affermare, senza possibilità di smentita, che il mondo occidentale mangia troppo e male. Inoltre, differentemente dagli altri prodotti, il cibo non può essere considerato solo un oggetto di consumo, con un suo costo e un suo valore e il nostro modo di mangiare non può che essere connesso con il nostro modo di essere. 

    Tale affermazione viene supportata , anche in questo caso con numeri e percentuali: il consumo abnorme di antidepressivi e psicofarmaci dimostra che qualcosa non va. Solo in Italia, 7,5 milioni di persone soffrono di depressione, ossia il 12,5% della popolazione è affetta da questo disturbo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che nel 2020 la depressione sarà la più diffusa al mondo tra le malattie mentali e, i generale, la seconda malattia dopo le patologie cardiovascolari. 

    A tal riguardo è forte la preoccupazione degli esperti che cercano di dimostrare che il numero di queste patologie sia in aumento proprio a causa di una cattiva alimentazione accompagnata a una vita sedentaria. 

    La correlazione, quindi, tra il mangiare e l’essere appare di tutta evidenza come, del resto, risulta fondamentale la qualità del cosa si mangia e la modalità del come. Rappresentazione emblematica del primo aspetto è, valorizzata in questi anni, la Dieta Mediterranea , incentrata su un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che hanno dato vita a questo modello nutrizionale. L’importanza di questa Dieta è stata certificata nel novembre del 2010, quando è entrata a far parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. 

    Per quanto riguarda il come si mangia, è importante fare bene presente che al giorno d’oggi sempre più persone svolgono diverse attività come lavorare, giocare ai videogiochi, leggere mail o essere connessi sui social durante i pasti. 

    Questa consuetudine, oltre che essere dannosa per la salute (è dimostrato come porti a mangiare di più) è la spia di una tendenza, insidiosa e comune, ad isolarsi e a connettersi con tutti tranne che con se stessi e con il proprio corpo. 

    L’atto del cibarsi è da sempre accompagnato da momenti di confronto e relazione, come si può apprendere dalla Bibbia, dagli scritti latini, dalle descrizioni dei Simposi nelle opere greche. 

    E’ importante quindi, per l’uomo di oggi, riappropriarsi di questo spazio a partire dalla quotidianità in famiglia, abbinando a una buona qualità del cibo una serie di relazioni reali, dirette e personali. 

    Legate al tema del mangiare si possono osservare due grandi contraddizioni. La prima rappresentata da fatto che una parte della popolazione mondiale, priva di acqua e sottoalimentata, si fronteggia a una parte minoritaria sovralimentata e abituata a ritmi consumistici insostenibili. La seconda contraddizione, tutta interna al nostro mondo occidentale, vede da un lato un continuo parlare e promuovere temi legati alla cucina raffinata o programmi televisivi sull’arte culinaria o ancora campagne commerciali basate su temi bio e eco e dall’altro lato abitudini e prassi comuni e quotidiane completamente contrastanti a qualsiasi aspetto di qualità, che riportano alle analisi precedentemente trattate.

    Il tema discusso è senza dubbio complesso e presenta numerosi aspetti e diverse interpretazioni possibili. Tuttavia, dopo aver preso in considerazione tutti gli elementi, si può giungere alla conclusione che, senza perseguire nuove improbabili soluzioni, un’azione relativamente semplice da compiere sarebbe quella di effettuare un passo indietro per ritrovare quell’equilibrio che oggi si è perso, cibarsi di ciò che il territorio dove si vive offre, farlo seguendo il ritmo che la Natura impone, il tutto circondati dalle persone con cui si sta bene assieme. 

  • Il secolo delle apparenze


    Un tempo le persone avevano determinati punti di ritrovo, fori o teatri, piazze, che avevano finalità ricreative, di svago oppure di propaganda politica, o più semplicemente era luogo di banali incontri tra amici. Fori, teatri, scuole filosofiche erano le fabbriche di miti, creavano personaggi dalle più alte virtù che la popolazione potesse emulare.

    Cambiano i tempi, cambiano i miti: oramai, con l'avvento della televisione che inizialmente era un bene di lusso destinato alle famiglie altolocate e che ora è a portata del 95% della popolazione degli stati industrializzati, mito è diventato sinonimo di famoso e l'industria dello "star system" ha fatto sì che nazioni come gli USA o l'India si arricchissero enormemente grazie alla nascita di veri e propri mercati, come Hollywood e Bollywood.


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Scuola

  • PESSIMA SCUOLA VS BUONA SCUOLA


    Riprendiamo dal web l'illuminante articolo di Enrico Voccia, I DISASTRI DELLE RIFORME DEL POTERE. “PESSIMA SCUOLA” , BUONA SCUOLA, pubblicato sul settimanale Umanità Nova (13/11/2016). Un testo che ci lascia senza parole da aggiungere.

    Si narra che nello storico cimitero napoletano di Poggioreale ci fosse un tempo una singolare lapide funeraria, che, dopo il nome ed il cognome del defunto, recitava così: “Stavo bene, per stare meglio ora sono qui”.

    Chi è nato nella città della Musa Par­tenope ed insegna da almeno una ven­tina di anni nelle scuole di ogni ordine e grado, di tanto in tanto, specie in presenza di una delle tante riforme della scuola presentate come “miglio­ramenti” del sistema educativo, non può fare a meno di pensare a questa leggenda napoletana sulla malasani­tà, reale o presunta, d’altri tempi. In­fatti, gli è perfettamente chiaro come, riforma dopo riforma, nonostante tut­ti gli sforzi del corpo insegnante per fare il meglio possibile, il rendimento e la preparazione degli alunni cala vi­stosamente e peggiora ad ogni nuova riforma.


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  • Pillole di "buona scuola"


    Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami, fatti che è meglio che restino dove si trovano. (R. Bradbury, Fahrenheit 451).

    Con la definizione “buona scuola'' si vuol far credere che la scuola finora in atto sia stata davvero cattiva, al punto da rendere necessaria l'ennesima riforma. Ma la Legge 107 di studenti, di pedagogia e di educazione non parla affatto, se non nei termini di un restyling didattico basato sull'uso forzato delle tecnologie digitali spacciate come urgente necessità della scuola. Noi abbiamo cercato in rete pillole di antidoto alle ipocrisie della politica, alla pseudocultura tecnologica e alla scuola-azienda che ci vogliono rifilare.

    DIGITALIZZARE, disumanizzare la scuola, pensare solo alle innovazioni procedurali è la maschera necessaria a nascondere il bisogno di svuotare la scuola di senso e di contenuto, con un solo obiettivo: togliere potere al pensiero critico. E dell'articolo 33 (L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento) cosa facciamo? Quale libertà potrà mai esserci in una scuola dichiaratamente asservita al potere economico, anzi, studiata in raccordo con le finalità dell'impresa, di cui, deve anche assorbire i metodi? Renzi sceglie di omettere ogni riferimento agli articoli 33 e 34 della Costituzione, sui quali è impostata la scuola repubblicana: ma pensarla ''libera'' fa paura!


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Diritti

  • Questione di donne


    "Esiste una questione femminile, c'è davvero una complessa questione femminile: abbiamo dato inizio a un'epoca pesante, noi donne in apparenza emancipate, e sono curiosa di vedere dove ci porterà questa strada" (Etty Hillesum)


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  • Un minuto per l'ipocrisia


    Il 13 Novembre 2015 Parigi, la città dell'amore, è sede di attacchi terroristici.
    Tante vittime, 130. Tanti feriti, più di 300. La paura e la disperazione sono grandi, albergano tra i cittadini francesi, ma anche nei territori limitrofi si comincia a sentire un vento tagliente di irrequietezza. Questa volta, così come per l'attentato a Charlie Hebdo del gennaio scorso, è successo vicino a noi e nell'Europa civile non ci si aspetta che episodi del genere si verifichino.
    Però, quando le stragi succedono in Siria, in Palestina, nelle remote e dimenticate zone dell'Africa , dove 130 vittime sono la media giornaliera, che la causa sia la fame o una bomba, ci sembra di guardare un film alla televisione, un film assai realistico, produzione di un regista dalle eccellenti doti e con attori straordinari che si giocano la vita, ma appena il sipario del telegiornale si chiude, la nostra mente non se ne preoccupa più.


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Tecnologia e Rete

  • UOMINI E ROBOT, TRA PRESENTE E FUTURO


    La rivoluzione robotica che sta rendendo concrete le previsioni fatte per decenni da scienziati porta con sé un carico di aspettative e timori. Da una parte si schierano gli ottimisti che vedono nel progresso tecnologico l’unica strada possibile e percorribile, dall’altra ci sono i pessimisti che valutano come troppo onerosi i costi ecologici e occupazionali della rivoluzione robotica.

     Questo argomento però va affrontato seriamente per le numerose implicazioni nel campo dell’occupazione, della privacy e della giurisprudenza. Infatti, dopo alcune ricerche, ho potuto notare che una delle questioni su cui si sta muovendo l’Unione Europea è quello della disciplina dell’intelligenza artificiale in Europa. La domanda più frequente che viene fatta è se l’intelligenza artificiale vada trattata come un individuo vero e proprio, riconoscendogli una responsabilità civile e facendogli pagare le tasse. Gli Stati rispondono che, se i robot sottraggono alle casse dell’erario i proventi dei lavoratori rimasti senza occupazione, è giusto che vengano tassati dopo averli sostituiti. La questione occupazionale resta prioritaria. 

    Nel suo libro "La fine del lavoro", l’economista Jeremy Refkin ipotizza che entro il 2050 l’intero sistema economico mondiale possa essere gestito dal 5% della popolazione adulta, questo proprio grazie alla diffusione dei robot in quasi tutti i settori lavorativi compresi quelli dei servizi. Nella previsione a tinte fosche di Rifkin al restante 95% toccherà il compito di difendersi dalla criminalità alimentata dalla disoccupazione tecnologica e dalla concentrazione delle risorse economiche nelle mani di pochi. Il paradosso della visione di Rifkin è quello di un progresso che, di fatto, imbarbarirà la società creando i presupposti per un futuro molto lontano dalle prospettive utopiche degli ottimisti. Possiamo uscirne con una preparazione scolastica e universitaria in grado di consentirci di ambire a professioni non sostituibili dalle macchine: creatività e alte professionalità non sono sostituibili.

    Le professioni artistiche e l’artigianato di qualità hanno maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto a professioni che sono sempre sembrate più che sicure. Il posto in banca o quello in un ufficio statale, per anni indicati come roccaforti delle garanzie occupazionali, sono diventate professioni facilmente sostituibili. Chi si occupa dei servizi alla persona, invece, non potrà essere sostituito dalle macchine. Per restare nel mercato  bisognerà studiare più e meglio di prima. La progressiva automazione del mercato del lavoro andrà a discapito dei lavoratori più deboli. La situazione che si prospetta è quella di un mercato del lavoro in cui ci sarà una sostituzione delle competenze richieste ai lavoratori. 

    Secondo un’indagine condotta di recente da McKinsey and Company su 830 professioni di diversi settori, solamente il 5% potrà essere completamente automatizzato nei prossimi 10 o 20 anni. Questo significa che con i robot cambierà il modo di lavorare, ma non è detto che le conseguenze siano soltanto negative: la trasformazione potrebbe anche eliminare le parti più noiose e ripetitive, consentendo ai lavoratori di svolgere le attività meno routinarie. Come sempre, quindi, è opportuno pesare con molta cautela i pro e i contro, bilanciando entusiasmi e timori e cercando di trovare il giusto equilibrio, perché il progresso possa ritenersi veramente tale.

  • Google Home o Amazon Echo? Scegli il tuo assistente personale!


    In cima a tutte le liste dei regali di Natale ci sono i nuovi speaker di due grandi famiglie: Google Home e Amazon Echo.


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