Recentemente ho sentito parlare del clima assolutamente instabile che si sta formando nel centro Italia, e dei terremoti che si sono verificati. 

Alcune settimane fa, anche se con qualche dubbio, ho trascorso un breve soggiorno molto vicino alle zone terremotate, più precisamente vicino Perugia, e non ho avvertito scosse particolarmente forti. Questo mi fa pensare che i giornali stiano “gonfiando” un po’troppo la notizia, e che dopo scosse considerevoli verificatesi nella regione, ora la situazione non sia così pericolosa, a livello sismico, soprattutto nelle regioni adiacenti, quali Umbria, Lazio, Abruzzo e Toscana. Questo, anche se indirettamente, provoca un forte danno economico al centro della penisola, causato soprattutto da un deficit nel turismo. Lo racconta anche la proprietaria di un ristorante di Perugia, dicendo che l’anno passato aveva servito molti più clienti rispetto a quel periodo, semplicemente perché i turisti hanno paura di un terremoto e di un pericolo che in realtà nelle loro zone non esiste. Addirittura aggiunse che un cliente alcuni giorni prima le telefonò domandandole se la strada verso Perugia fosse stata aperta. 

Ribadisco che le zone che si trovano vicino all’epicentro del terremoto, come Amatrice e dintorni, hanno subìto e subiscono tutt’ora danni ingenti – non per niente è stato promulgato lo stato di catastrofe – ma che questo non è stato così forte da causare danni al di fuori delle Marche, ripercuotendosi in modo considerevole all’interno di esse, e sono rimasto piacevolmente stupito dalla raccolta di generi alimentari che il corpo studentesco sta effettuando all’interno della nostra scuola, e sono fermamente convinto che questa sia un’idea da promuovere anche in ambiti non scolastici. 

 

Basta mettere il naso al di fuori di casa per capire immediatamente che la temperatura dell’ultimo periodo è profondamente diversa da quella a cui l’estate ci aveva abituati, e in effetti parlando di clima ci si rende conto che la celebre frase “non esistono più le mezze stagioni” non è più sufficiente a spiegare il modo in cui il nostro pianeta sta cambiando. Ma apriamo una parentesi più scientifica: la temperatura (come molti altri fattori) dipende principalmente dalla capacità dell’atmosfera di trattenere calore inviato dal Sole o proveniente dall’interno. E’ un dato diffuso che l’immissione da parte dell’uomo di sostanze inquinanti (prima tra tutte la CO2) contribuisca ad aumentare lentamente la temperatura media. Per questo da molti anni tutti i Paesi del mondo cercano di collaborare per ridurre le loro emissioni di gas serra: i migliori esempi sono il Protocollo di Kyoto del 1997 e la Conferenza di Parigi del 2015, portata all’interesse generale grazie all’annuncio degli Stati Uniti di non aderire a questi accordi climatici. Al di là della politica, negli ultimi decenni il lavoro svolto dall’uomo con industrie, centrali elettriche e simili ha dato risultati a dir poco preoccupanti per la nostra atmosfera, dal buco nell’ozono allo scioglimento dei ghiacciai fino addirittura alla desertificazione di alcune zone. Il clima del nostro pianeta, si sa, è imprevedibile e in costante evoluzione, ma negli ultimi tempi la cronaca ci ha portato molti esempi da definire “estremi”: ondate di caldo persistenti a cui seguono violenti nubifragi, uragani che flagellano intere nazioni arrivando a danneggiare anche le coste delle isole britanniche sono solo i casi più recenti, ma dimostrano come gli eventi climatici stiano diventando via via più intensi. 
A questo punto è lecito chiedersi come possiamo rimediare alle nostre abitudini così poco “green”, e pensando alla nube di smog che si forma sopra le nostre grandi città quando il vento e la pioggia tardano ad arrivare la soluzione al problema ci sembra ancora più lontana. In realtà la diminuzione delle emissioni è un impegno concreto che può dare risultati ancora più concreti. Ognuno, nel proprio piccolo, può contribuire e anche se i libri e i telegiornali mostrano sempre immagini di ciminiere e fabbriche, una parte non trascurabile delle emissioni proviene proprio da noi: macchine, frigoriferi, luci lasciate accese, sistemi di riscaldamento obsoleti e via dicendo sono tutte fonti di emissioni che noi possiamo davvero contribuire a ridurre. Il mezzo, o almeno uno dei mezzi principali per attivare questo meccanismo, per creare il vero cambiamento per il nostro ambiente e per il pianeta intero è sicuramente la sensibilizzazione: se tutti venissero a conoscenza di cosa porteranno i ritmi attuali di inquinamento e di quanto semplici siano le azioni per contenerlo, avremmo già completato una parte fondamentale del percorso verso la soluzione. 

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