La proposta, da parte di Beppe Grillo, di istituire una sorta di tribunale popolare chiamato a stabilire la veridicità delle notizie diffuse dai mezzi di informazione ha scatenato – inevitabilmente – un acceso dibattito.

            Il leader de facto del MoVimento 5 Stelle, nel post “Una giuria popolare contro le balle dei media” comparso il 03 gennaio scorso sull'organo dei pentastellati Il Blog delle stelle (già beppegrillo.it), così chiudeva il suo pezzo:
            “[...] I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate.

Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. [...]”

            Non si intende in questa sede affrontare la vicenda da un punto di vista meramente politico, bensì di contestualizzarla storicamente e provare a trarre alcune conclusioni al riguardo.

Cari amiche ed amici del “Farò del mio peggio News”, desidero innanzitutto porgervi i nostri migliori auguri per un 2017 sereno, pieno di soddisfazioni e di felicità! Come di consueto il numero di Gennaio del nostro giornale pone in evidenza la “Giornata della Memoria”: il 27 Gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz, è il giorno scelto dalle Nazioni Unite per ricordare le vittime dell’Olocausto. La consapevolezza di ciò che può provocare la ragione umana quando prevalgono logiche di divisione, di segregazione e di odio razziale, sostenute da un largo consenso popolare, dovrebbe essere la migliore arma di prevenzione per evitare che ciò che è accaduto oltre 70 anni fa si verifichi nuovamente.

Riprendiamo dal web l'illuminante articolo di Enrico Voccia, I DISASTRI DELLE RIFORME DEL POTERE. “PESSIMA SCUOLA” , BUONA SCUOLA, pubblicato sul settimanale Umanità Nova (13/11/2016). Un testo che ci lascia senza parole da aggiungere.

Si narra che nello storico cimitero napoletano di Poggioreale ci fosse un tempo una singolare lapide funeraria, che, dopo il nome ed il cognome del defunto, recitava così: “Stavo bene, per stare meglio ora sono qui”.

Chi è nato nella città della Musa Par­tenope ed insegna da almeno una ven­tina di anni nelle scuole di ogni ordine e grado, di tanto in tanto, specie in presenza di una delle tante riforme della scuola presentate come “miglio­ramenti” del sistema educativo, non può fare a meno di pensare a questa leggenda napoletana sulla malasani­tà, reale o presunta, d’altri tempi. In­fatti, gli è perfettamente chiaro come, riforma dopo riforma, nonostante tut­ti gli sforzi del corpo insegnante per fare il meglio possibile, il rendimento e la preparazione degli alunni cala vi­stosamente e peggiora ad ogni nuova riforma.

Il giornale del Liceo “O. Grassi”, “Farò del mio peggio News”, è stato invitato, per la decima volta consecutiva, al Meeting Nazionale di giornalismo scolastico organizzato da Alboscuole a Chianciano Terme il 27 ed il 28 Aprile, per essere premiato tra le migliori 100 redazioni di tutta Italia. Il giornale è edito dal 2010 dall’Associazione omonima, che raccoglie allievi ed ex allievi del Liceo e permette la stampa del periodico attraverso le quote versati dai soci e dagli sponsor.

Fin dal 2010 gli ex allievi e redattori del Liceo hanno sempre partecipato al Meeting insieme alla delegazione del “Grassi”, con gli studenti e gli altri redattori.

Quest’anno invece, con una lettera datata 18 Aprile, il Dirigente Scolastico Fulvio Bianchi ha comunicato al Prof. D’Amico, coordinatore del progetto, che gli ex allievi non avrebbero potuto viaggiare con il pullman insieme alla delegazione del Liceo come invece era sempre avvenuto negli anni scorsi senza alcuna problematica. 

La nuova maggioranza in consiglio regionale ligure, che sorregge la giunta presieduta da Giovanni Toti, ha deliberato a maggioranza di affiggere nella sala del consiglio regionale il crocefisso.

Da qualche tempo politica italiana sembra volersi caratterizzare come paladina dell’affissione di crocefissi nei luoghi pubblici, aule di tribunale, scuole e asili, edifici pubblici. In realtà la condotta personale di molti di questi signori non ha molto a che vedere con il rigore personale che  dovrebbe mantenere ogni osservante cattolico.

Cari lettori ed amici del “Farò del mio peggio News”, vi auguro un 2016 ricco di felicità e soddisfazioni!

Come di consueto la copertina di Gennaio del nostro periodico è dedicata alla Giornata della Memoria, istituita nel 2005 dalle Nazioni Unite per ricordare il 27 Gennaio 1945, quando fu liberato il KZ di Auschwitz. Lo scopo della giornata non è solamente quello di ricordare lo sterminio di milioni di persone innocenti all’interno dei campi di concentramento, ma anche e soprattutto quello di alimentare la consapevolezza sulle atrocità commesse dai regimi dittatoriali e trarre insegnamento dagli errori del passato, così da sviluppare gli anticorpi culturali per non commetterli più in futuro.

Secondo Goethe, poeta, scrittore e drammaturgo tedesco, l’essenza del tragico va cercata nel conflitto inconciliabile, nella contrapposizione profonda e insanabile che sta alle radici stesse dell’esistenza umana. “Tragico” per noi ha assunto il significato traslato di doloroso, luttuoso, mortale, ma in realtà nel dramma greco l’aggettivo rimanda ad una situazione senza via d’uscita, cioè alla condizione di una persona che si trova davanti ad un’ alternativa in cui entrambe le scelte portano alla rovina.
Edipo, per esempio, è il personaggio di un'opera di Sofocle che rappresenta il senso tragico della vita, perché qualunque decisione prenda lo condurrà ad un esito catastrofico e inesorabile.

        La guerra mondiale del 1914-1918 fu un colossale massacro innescato dalle pressioni nazionalistiche e dalle tendenze imperialistiche coltivate dalle potenze europee. La mattanza coinvolse 28 paesi e vide contrapposte le forze dell’Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia, Italia e loro alleati) e gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria, Germania e loro alleati). Complessivamente circa 26milioni di persone morirono (metà civili) e 20milioni furono i feriti: persone menomate, disabili e traumatizzati in modo irreversibile. La guerra ebbe inizio ufficialmente un mese dopo l’attentato all'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, erede al trono d'Austria-Ungheria, e a sua moglie Sofia, in visita nella città di Sarajevo, che caddero sotto i colpi di pistola esplosi dal rivoluzionario bosniaco Gavrilo Princip. Era il 28 luglio 1914.

L’Italia giustificò l’intervento nel conflitto bellico (24 maggio 1915) in nome della sua indipendenza nazionale; furono richiamati alle armi 5milioni200mila uomini e alla fine si contarono 750mila morti: 600mila caduti in combattimento e 150mila fra la popolazione per cause di guerra. Oltre 1milione i feriti (500mila rimasero mutilati o invalidi permanenti) e circa 2milioni gli ammalati per cause belliche. Gli storici hanno segnalato l’impreparazione militare dell’Italia, la scarsità dei rifornimenti e gli errori della logistica, con conseguenti enormi perdite di uomini e mezzi. Per non parlare della disumana “stupidità militare” dimostrata da Cadorna con gli attacchi frontali/suicidi di truppe mal equipaggiate, scarse di artiglieria e mitragliatrici. Un Cadorna che, fra cataste di morti, osservava: «Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini».

Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami, fatti che è meglio che restino dove si trovano. (R. Bradbury, Fahrenheit 451).

Con la definizione “buona scuola'' si vuol far credere che la scuola finora in atto sia stata davvero cattiva, al punto da rendere necessaria l'ennesima riforma. Ma la Legge 107 di studenti, di pedagogia e di educazione non parla affatto, se non nei termini di un restyling didattico basato sull'uso forzato delle tecnologie digitali spacciate come urgente necessità della scuola. Noi abbiamo cercato in rete pillole di antidoto alle ipocrisie della politica, alla pseudocultura tecnologica e alla scuola-azienda che ci vogliono rifilare.

DIGITALIZZARE, disumanizzare la scuola, pensare solo alle innovazioni procedurali è la maschera necessaria a nascondere il bisogno di svuotare la scuola di senso e di contenuto, con un solo obiettivo: togliere potere al pensiero critico. E dell'articolo 33 (L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento) cosa facciamo? Quale libertà potrà mai esserci in una scuola dichiaratamente asservita al potere economico, anzi, studiata in raccordo con le finalità dell'impresa, di cui, deve anche assorbire i metodi? Renzi sceglie di omettere ogni riferimento agli articoli 33 e 34 della Costituzione, sui quali è impostata la scuola repubblicana: ma pensarla ''libera'' fa paura!

Prima rappresentazione in Italia di uno dei capolavori di Shakespeare nella versione conosciuta come il “cattivo quarto”. Al teatro Chiabrera di Savona la compagnia Salamander ha messo in scena l’“Amleto”. L’obiettivo era quello di rendere un’opera classica di tale spessore vicina ai giorni nostri e più adatta ad un pubblico di ragazzi. Saranno riusciti nel loro intento questi giovani attori? Le antiche spade sono state sostituite da pistole; i tipici abiti e le possenti armature da semplici magliette o camicie, per non parlare della maglietta di Batman del protagonista.

Il 13 Novembre 2015 Parigi, la città dell'amore, è sede di attacchi terroristici.
Tante vittime, 130. Tanti feriti, più di 300. La paura e la disperazione sono grandi, albergano tra i cittadini francesi, ma anche nei territori limitrofi si comincia a sentire un vento tagliente di irrequietezza. Questa volta, così come per l'attentato a Charlie Hebdo del gennaio scorso, è successo vicino a noi e nell'Europa civile non ci si aspetta che episodi del genere si verifichino.
Però, quando le stragi succedono in Siria, in Palestina, nelle remote e dimenticate zone dell'Africa , dove 130 vittime sono la media giornaliera, che la causa sia la fame o una bomba, ci sembra di guardare un film alla televisione, un film assai realistico, produzione di un regista dalle eccellenti doti e con attori straordinari che si giocano la vita, ma appena il sipario del telegiornale si chiude, la nostra mente non se ne preoccupa più.

Chi di psicoanalisi si intende considera inetto colui che, incapace di realizzare un progetto nella propria vita, trascende la realtà, rifugiandosi dietro una dimensione immaginaria, perfetta, nella quale è lui stesso l'eroe protagonista.
Come la magia della fiaba trasporta l'ingenua mente di un bambino in una foresta incantata, così l'inetto, con la medesima inconsapevolezza emigra nel mondo prefigurato a propria immagine, offuscando la presenza con quello reale.
Non cosi diverso è poi il sogno, trascurando l'incubo: teatro delle più grandi paure; in cui opera l'inconscio mostrando i più ambiti desideri avverati.

I fatti di Parigi ci hanno lasciato inquietudine, costernazione e rabbia. Sentimenti che devono unirsi, ora, al bisogno vivo di riflettere e ragionare su «un bagno di sangue inutile, atroce, nauseabondo, che richiama le più grandi infamie di cui l'umanità è stata in grado di mostrarsi capace». Sono parole apparse in rete che facciamo nostre insieme a tutte quelle che, solidali e antirazziste, fanno pensare, ci aiutano a non cadere nella trappola religiosa e politica dell’odio, sono una risposta alla malafede di certi titoli offensivi, alla retorica inutile o, peggio, guerrafondaia di tanti avvoltoi. Perché in guerra, naturalmente, ci vanno sempre i soliti, mentre sfruttatori e politici la invocano, la dichiarano, la guardano in tv e ci lucrano sopra.

 

Oggi vi voglio raccontare una storia. Non è una storia felice o allegra, affatto. Questa è la storia di Lorenzo. Lorenzo ha da poco raggiunto la maggiore età e, da sei anni (o forse di più), un piccolo animaletto abita nel suo cervello. Questa bestia è avvinghiata con tutte le forze a un'arteria della materia grigia di Lorenzo, quindi non si potrebbe togliere chirurgicamente, il mostro è in una posizione per la quale, se si ingrossasse troppo, potrebbe uccidere il povero ragazzo, quindi tutte le altre cure possibili sono da escludere.

Lorenzo sa che i sintomi che già accusa da tempo, provocati dall'animaletto, aumenteranno con il passare degli anni. Anni... quanti ne rimangono al ragazzo? Cinque, i suoi anni di vita vanno dai cinque ai venti, Lorenzo non si dà per vinto, lui aspetta con ansia la cura, che sa che arriverà, o almeno ci spera. Intanto si occupa di studiare per la maturità che tanto lo angoscia.