Il tema della discriminazione degli omosessuali e le battaglie da loro combattute sono argomenti di cui da tempo si discute nella società e nella Chiesa. Esempio del rifiuto della Chiesa, ma non solo, degli individui che provano amore nei confronti di un'altra del loro stesso sesso, è monsignor Charamsa. La sua dichiarazione di essere gay viene definita una “scelta grave e irresponsabile”. In realtà, la sua è stata solo una ricerca della felicità. E se anche questo viene condannato dalla Chiesa allora essa non esprime il volere di Dio. Non è forse così? Il coraggio di monsignor Charamsa dovrebbe servire come esempio per spingere gli omosessuali della Chiesa o non, a “uscire dall'armadio”. Aiutiamoli a non opprimere i loro desideri e il loro amore per via di assurde leggi. Il coming out di monsignor Charamsa è un'occasione per un momento di crescita interiore.

 

“L'amore omosessuale è un amore familiare -dice Charamsa- perché ogni omosessuale, lesbica o transessuale porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità”. Negare la possibilità di un amore o di una famiglia oppure, come opera la Chiesa, proporre un'astinenza totale alla vita d'amore, è disumano. 

L'allontanamento del teologo dal suo incarico in Vaticano dimostra pienamente che la Chiesa è ancora incosciente e che non ha mai voluto guardare al fenomeno in modo serio, ma sempre nascondendosi per non avere la responsabilità di giudicarla o accettarla. C'è bisogno che la Chiesa apra gli occhi, allontani l'omofobia e che scuota un po' le sue coscienze. 

Imporre l'idea che l'omosessualità non esista porta a ritenere che essa debba essere distrutta ed è quello che ormai tutti, non solo la Chiesa, stanno facendo. Eliminarla. Non è questo il modo giusto per affrontarla. Introdurre un'idea di uguaglianza dei diritti per tutti è quello che servirebbe. Quello che salverebbe il mondo dal baratro in cui si trova.

Quindi vinciamo l'esasperata e paranoica paura del diverso. Ricordiamo che l'omosessualità, che ora reca scandalo, non viene condannata dalla Bibbia e ad essa non si fa riferimento neppure in San Paolo. Non neghiamo alle persone il rispetto, qualunque sia il loro orientamento sessuale.