Secondo Goethe, poeta, scrittore e drammaturgo tedesco, l’essenza del tragico va cercata nel conflitto inconciliabile, nella contrapposizione profonda e insanabile che sta alle radici stesse dell’esistenza umana. “Tragico” per noi ha assunto il significato traslato di doloroso, luttuoso, mortale, ma in realtà nel dramma greco l’aggettivo rimanda ad una situazione senza via d’uscita, cioè alla condizione di una persona che si trova davanti ad un’ alternativa in cui entrambe le scelte portano alla rovina.
Edipo, per esempio, è il personaggio di un'opera di Sofocle che rappresenta il senso tragico della vita, perché qualunque decisione prenda lo condurrà ad un esito catastrofico e inesorabile.

 

La tragedia inizia con Laio e Giocasta, re e regina di Tebe. L’oracolo li avvisa di non avere figli perché saranno legati ad un destino orribile: il figlio che nascerà ucciderà il padre e farà figli con  la madre. Tuttavia Edipo nasce e così Laio ordina al suo servo di ucciderlo. Il servo lega i suoi piedi e i suoi polsi ad un bastone (Edipo: “dai piedi gonfi”), ma per pietà non riesce ad ucciderlo. Un  pastore, vedendo la scena, lo prende con sé e lo porta a Corinto da Pelibo e Merope.  Egli cresce pensando che questi ultimi siano i suoi veri genitori, fino a quando un uomo lo nomina “figlio della fortuna”, cioè nato da nessuno. Edipo chiede spiegazioni ai genitori e all’oracolo: quest’ultimo lo avvisa del suo terribile destino . Allora decide di fuggire e, facendosi guidare dal destino, giunge nei pressi di Tebe. Durante il suo viaggio incontra un nobile e le sue guardie: non sapendo che si tratta di Laio, uccide tutti (dimenticandosi di un messaggero il quale riferirà la scena ai cittadini di Tebe). Arrivato a Tebe decide di sfidare la Sfinge: poneva indovinelli agli uomini e chi non sapeva rispondere veniva ucciso. L’indovinello posto ad Edipo è: “ Qual è l’animale che va con 4 piedi al mattino, 2 al pomeriggio e 3 alla sera?” – “L’uomo”. Edipo vince sconfiggendo per sempre la sfinge. Edipo sposa Giocasta e diventa re di Tebe. Dopo molti anni, Tebe è devastata dalla peste, così Edipo chiede a Creonte di andare ad interrogare l’oracolo: finchè l’assassino che ha ucciso Laio non verrà esiliato o ucciso la peste continuerà a incombere. Edipo decide di convocare l’indovino cieco, Tiresia, che viene costretto a parlare: egli afferma che l’assassino è Edipo. Nonostante sia incredulo e turbato, discute con Creonte. Giocasta dice di non fidarsi perché anche l’oracolo ha sbagliato dicendo che Laio sarebbe stato ucciso dal figlio invece che da briganti. Edipo è tormentato. La notizia che Polibo è morto solleva Edipo per un attimo, perché subito dopo gli viene detto di essere stato adottato. Giocasta ha capito tutto e non vuole andare avanti nella ricerca. Il servo di Laio poi racconta il suo passato ad Edipo. Giocasta si impicca poiché ha sposato e ha fatto figli con Edipo e lui si accieca e viene esiliato.
Edipo è quindi un innocente colpevole poiché fa di tutto per sfuggire al suo destino, ma il feroce determinismo teologico, l’ingiustizia divina, l’assenza di libero arbitrio, convoglia Edipo verso la rovina. Inoltre, ha sete di conoscenza al contrario di Giocasta che non vuole continuare le ricerche: è un’ anticipazione del genere giallo perchè Edipo "agisce" la ricerca e scopre la verità trovandosi dinanzi a sè stesso. Come Prometeo (colui che ha rubato il fuoco agli dei per portarlo agli uomini), è un personaggio del dramma greco divenuto simbolo e mito universale dello spirito umano.
Questa tragedia è stata reinterpretata da Pier Paolo Pasolini. Il suo film, nel quale è sceneggiatore e regista, è intitolato appunto Edipo Re e risale al 1967. La figura di Edipo interessa Pasolini non solo per la sua statura tragica, e neppure unicamente per le implicazioni psicanalitiche dell'interpretazione freudiana, ma per l'ansia autobiografica del regista, per il suo personale "complesso di Edipo". Aveva infatti due obiettivi: il primo, realizzare una sorta di autobiografia, il secondo affrontare il problema della psicanalisi e quello del mito. Tuttavia, invece di proiettare il mito sulla psicoanalisi, ha riproiettato la psicoanalisi sul mito. Inoltre, il film è ambientato in epoche diverse inducendo l’uomo a riconoscersi nel protagonista.