A causa del clamore che il virus ha suscitato negli ultimi mesi, l’industria farmaceutica mondiale si è dedicata alla ricerca di una cura e di un vaccino per combattere l’epidemia che in Africa ha già contato circa 4000 decessi. Ad oggi, secondo l’Ansa, ci sarebbero tre farmaci e un vaccino contro il virus ebola che avrebbero avuto dei buoni risultati sugli animali e che presto potrebbero entrare in fase clinica, ovvero la prima fase di sperimentazione sull'uomo. 

 

In condizioni normali le fasi cliniche, I, II e III, i cosiddetti “trials” su volontari e pazienti infetti, potrebbero durare anche 15 anni e arrivare in media ad un costo di 10.000 dollari a soggetto. In Africa tutto ciò oltre ad avere tempi estremamente più brevi, portando un maggiore guadagno alla casa farmaceutica più rapida, è gratis, questo è dovuto alla scarsa consapevolezza e preparazione dei governi di questi paesi in via di sviluppo, i quali sentendosi sotto pressione dei media mondiali provano a fare di tutto per porre rimedio, agendo in modo poco lucido. Il rischio maggiore è che gli africani vengano usati come cavie umane mettendo ulteriormente a rischio la loro incolumità. Infatti, il lancio di medicinali ancora in fase di sviluppo può portare a conseguenze disastrose tra le quali addirittura la morte prematura dell’infetto. 

L’ebola in Africa è una vera emergenza, ma è realmente necessario velocizzare i tempi di ricerca sfruttando le difficoltà di un continente già problematico da sé, solamente per un maggior guadagno, rischiando di aggravare ulteriormente la situazione? Io credo di no. 

È fondamentale che la ricerca contro questo virus sia rapida ma anche che sia efficace e che non sia dannosa per la popolazione. 

 

  -Leonardo Debenedetti