Negli Stati Uniti ogni anno muoiono almeno 40.000 persone per overdose da eroina, antidolorifici e altri oppioidi. Non si tratta solamente di un’emergenza sanitaria, è anche il sintomo del malessere di un paese che cerca di sfuggire alla realtà. Al giorno d’oggi l’overdose è sempre più frequente. I primi casi risalgono al XIX secolo, ma la situazione è peggiorata, in particolare nella zona sud-ovest degli Stati Uniti. Questa epidemia avrebbe dovuto scatenare una “guerra” contro le droghe, ma fino ad ora non c’è stato un serio intervento per arginare il problema: viviamo in un’epoca di solitudine, ancor più dei secoli precedenti.

Secondo l'international Labour Organization circa un quarto degli impiegati lavora oltre 49 ore settimanali. È stato anche coniato il termine inglese workaholic per definire i "drogati di lavoro". Questi ultimi si impegnano più del richiesto e non traggono piacere dal proprio sforzo, si allontanano dalla vita familiare e sociale, ricorrono a caffeina, alcool e sigarette per lavorare di più fino ad arrivare all' esaurimento fisico con insonnia, mal di testa cronico, ipertensione e vuoti di memoria.

Alcuni estremi stacanovisti potrebbero essere l'ex presidente degli Stati uniti Barack Obama, che di notte leggeva i documenti dell'intelligence, Elon Musk, imprenditore statunitense, che lavora 17 ore al giorno e non disdegna di dormire in un sacco a pelo in ufficio, o la ministra della Giustizia francese del governo Sarkozy, Rachida Dati, rientrata in ufficio 5 giorni dopo il parto.

Secondo la psicologa americana Diane Fassel, ciò che può portare a questa dipendenza non sono solo le richieste pressanti del mondo del lavoro e la competizione con i colleghi, ma anche tratti della personalità come una forte coscienziosità, la mancanza di una stabilità emotiva o la scarsa autostima. Anche dei genitori estremamente stacanovisti possono influenzare il figlio fino a farlo diventare un workaholic.

 

Agonismo è un termine di etimologia greca che significa lotta. Da sempre lo sport, la politica, la scuola hanno rappresentato luoghi in cui la competizione e il confronto tra due parti o posizioni costituiscono stimoli ed incentivi al miglioramento di sé. Anche nelle favole o fiabe, comunemente intese come fonte di insegnamento di valori e di morale per i bambini, vi è un personaggio definito antagonista, nemico da sconfiggere per giungere a lieto fine. Analogamente, nell’ambito scolastico una sana competizione volta al miglioramento di sé porta ad effetti positivi di crescita e maturazione del gruppo, anche grazie al confronto critico.

Nel caso in cui gli studenti avessero una mentalità infantile e immatura, questo "gareggiare" potrebbe avere sbocchi negativi, dando origine a comportamenti scorretti e altamente pericolosi, soprattutto nel periodo dell'adolescenza, come il bullismo nei confronti di persone più deboli, dovuto spesso alla gelosia.

Il libro sogna.

 

Che cosa può essere più soddisfacente di iniziare e terminare la lettura di un libro? Un libro di qualsiasi genere e tipo, che sia un romanzo, un testo storico o, ancor meglio, una raccolta di poesie.

 Che cosa può alimentare il desiderio umano di conoscenza meglio di una avventura scritta nero su bianco?

 La lettura non dovrebbe essere occasionale, bensì parte della vita stessa dell’uomo, l’essere più assetato di conoscenza e che ricerca la vita eterna.

 Chiunque legga ha il diritto di sentirsi “immortale”, ovvero colui che conosce sia i personaggi sia gli eventi di diverse epoche storiche, colui che impara e studia gli ideali teoretici e filosofici di vari autori e, infine, l’uomo che sviluppa quel senso critico che lo sostiene e lo aiuta nei momenti di incertezza.

Sarebbe opportuno chiedersi, nell’affrontare questo argomento, di cosa e come ci cibiamo se si considera valida l’affermazione del filosofo tedesco Feuerbach “Siamo quel che mangiamo”. 

Da un’analisi generale della società attuale si può constatare un aspetto particolarmente evidente: la percentuale di individui in sovrappeso raggiunge negli Stati Uniti il valore del 60% e, solo in Italia il numero degli obesi si è stabilizzato intorno al 20% della popolazione. Ciò consente di affermare, senza possibilità di smentita, che il mondo occidentale mangia troppo e male. Inoltre, differentemente dagli altri prodotti, il cibo non può essere considerato solo un oggetto di consumo, con un suo costo e un suo valore e il nostro modo di mangiare non può che essere connesso con il nostro modo di essere. 

Tale affermazione viene supportata , anche in questo caso con numeri e percentuali: il consumo abnorme di antidepressivi e psicofarmaci dimostra che qualcosa non va. Solo in Italia, 7,5 milioni di persone soffrono di depressione, ossia il 12,5% della popolazione è affetta da questo disturbo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che nel 2020 la depressione sarà la più diffusa al mondo tra le malattie mentali e, i generale, la seconda malattia dopo le patologie cardiovascolari. 

A tal riguardo è forte la preoccupazione degli esperti che cercano di dimostrare che il numero di queste patologie sia in aumento proprio a causa di una cattiva alimentazione accompagnata a una vita sedentaria. 

La correlazione, quindi, tra il mangiare e l’essere appare di tutta evidenza come, del resto, risulta fondamentale la qualità del cosa si mangia e la modalità del come. Rappresentazione emblematica del primo aspetto è, valorizzata in questi anni, la Dieta Mediterranea , incentrata su un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che hanno dato vita a questo modello nutrizionale. L’importanza di questa Dieta è stata certificata nel novembre del 2010, quando è entrata a far parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. 

Per quanto riguarda il come si mangia, è importante fare bene presente che al giorno d’oggi sempre più persone svolgono diverse attività come lavorare, giocare ai videogiochi, leggere mail o essere connessi sui social durante i pasti. 

Questa consuetudine, oltre che essere dannosa per la salute (è dimostrato come porti a mangiare di più) è la spia di una tendenza, insidiosa e comune, ad isolarsi e a connettersi con tutti tranne che con se stessi e con il proprio corpo. 

L’atto del cibarsi è da sempre accompagnato da momenti di confronto e relazione, come si può apprendere dalla Bibbia, dagli scritti latini, dalle descrizioni dei Simposi nelle opere greche. 

E’ importante quindi, per l’uomo di oggi, riappropriarsi di questo spazio a partire dalla quotidianità in famiglia, abbinando a una buona qualità del cibo una serie di relazioni reali, dirette e personali. 

Legate al tema del mangiare si possono osservare due grandi contraddizioni. La prima rappresentata da fatto che una parte della popolazione mondiale, priva di acqua e sottoalimentata, si fronteggia a una parte minoritaria sovralimentata e abituata a ritmi consumistici insostenibili. La seconda contraddizione, tutta interna al nostro mondo occidentale, vede da un lato un continuo parlare e promuovere temi legati alla cucina raffinata o programmi televisivi sull’arte culinaria o ancora campagne commerciali basate su temi bio e eco e dall’altro lato abitudini e prassi comuni e quotidiane completamente contrastanti a qualsiasi aspetto di qualità, che riportano alle analisi precedentemente trattate.

Il tema discusso è senza dubbio complesso e presenta numerosi aspetti e diverse interpretazioni possibili. Tuttavia, dopo aver preso in considerazione tutti gli elementi, si può giungere alla conclusione che, senza perseguire nuove improbabili soluzioni, un’azione relativamente semplice da compiere sarebbe quella di effettuare un passo indietro per ritrovare quell’equilibrio che oggi si è perso, cibarsi di ciò che il territorio dove si vive offre, farlo seguendo il ritmo che la Natura impone, il tutto circondati dalle persone con cui si sta bene assieme. 

Un tempo le persone avevano determinati punti di ritrovo, fori o teatri, piazze, che avevano finalità ricreative, di svago oppure di propaganda politica, o più semplicemente era luogo di banali incontri tra amici. Fori, teatri, scuole filosofiche erano le fabbriche di miti, creavano personaggi dalle più alte virtù che la popolazione potesse emulare.

Cambiano i tempi, cambiano i miti: oramai, con l'avvento della televisione che inizialmente era un bene di lusso destinato alle famiglie altolocate e che ora è a portata del 95% della popolazione degli stati industrializzati, mito è diventato sinonimo di famoso e l'industria dello "star system" ha fatto sì che nazioni come gli USA o l'India si arricchissero enormemente grazie alla nascita di veri e propri mercati, come Hollywood e Bollywood.

“I videogiochi sono arte? Certo che lo sono” (Paola Antonelli). La responsabile del MoMA (Museum of Modern Art) di New York, nel 2012, annunciava così sul blog, l’acquisizione di 14 videogame  di grande successo: Pac Man (1980), Tetris (1984), Myst ( 1993) e Canabalt ( 2009) e altri. Oggi la collezione permanente ha raggiunto i 22 titoli. Tra questi ci limitiamo a ricordare Minecraft ( 2012), che ha venduto con il suo "universo immaginario fai da te" oltre 33 milioni di copie, e il “vintage”, Asteroids (1979), uno dei videogiochi più famosi della storia.

In questo momento di crisi economica e quindi lavorativa i giovani sono sempre più disposti a rivolgere il proprio sguardo altrove, fuori dall’Italia, e ad immaginare la propria vita lontano da casa. Questo fenomeno, come molti eventi che accadono nella storia, ha dei precedenti; basti pensare ad esempio agli anni del dopoguerra quando uomini ma anche donne si trasferirono dal sud Italia al nord in cerca di lavoro.

Attualmente, sempre più spesso , si sente parlare di droga come di una problematica legata ai giovani,  che ricorrono all'uso di stupefacenti già in età precoce. Gli adolescenti, nel  maggior numero di casi , iniziano a fare uso di queste sostanze in quanto si lasciano trascinare dalla massa,  per non venire esclusi dal gruppo, non pensando però alle conseguenze disastrose che la droga ha sulla loro salute.

Mio padre, fino a poche settimane fa, raccontava sempre le avventure che aveva vissuto da diciottenne. Mi narrava dell'amore che aveva appena conosciuto, mia madre, e di come la lontananza durante l'anno di leva non avesse interrotto i loro sentimenti. Mi descriveva per filo e per segno ogni istante, ogni risata, ogni avversità che aveva affrontato con i suoi compagni d'armi. I piegamenti collettivi, la doccia fredda, la perfetta organizzazione di ogni momento della giornata.... Non potevo capire, anzi, spesso ridevo delle cose che mi raccontava da quanto mi parevano assurde. Ora tutto è cambiato. In due mesi di Accademia Navale ho avuto il piacere di provare di persona le esperienze che già erano capitate a mio padre e posso solo dire che sono tutte meravigliose. Sono certamente alternative ed inconsuete per un giovane d'oggi, ma non passa attimo che io non smetta di credere in quello che rappresentiamo. 

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