“I videogiochi sono arte? Certo che lo sono” (Paola Antonelli). La responsabile del MoMA (Museum of Modern Art) di New York, nel 2012, annunciava così sul blog, l’acquisizione di 14 videogame  di grande successo: Pac Man (1980), Tetris (1984), Myst ( 1993) e Canabalt ( 2009) e altri. Oggi la collezione permanente ha raggiunto i 22 titoli. Tra questi ci limitiamo a ricordare Minecraft ( 2012), che ha venduto con il suo "universo immaginario fai da te" oltre 33 milioni di copie, e il “vintage”, Asteroids (1979), uno dei videogiochi più famosi della storia.

 

Il gruppo di curatori del MoMA ha lavorare al progetto per circa due anni, partendo dalla considerazione che i videogiochi sono una forma d’arte sottovalutata perfino nella cultura popolare. Gli aspetti che li hanno attratti nei giochi sono il design, la qualità estetica, la solidità strutturale e le tecnologie innovative di cui hanno fatto uso i progettisti. 

Il famoso Moma di New York, insomma, porta una rivoluzione nella idea di videogames. Nella seconda metà degli anni Settanta cominciarono a svilupparsi i primi videogiochi, che si limitano a cabinati a gettoni, con grafiche in bianco e nero. 

Col passare del tempo i videogames cominciarono ad evolversi raggiungendo grafiche sempre più vicine al fotorealismo e trame da far spesso invidia a film e romanzi. 

Probabilmente è questa evoluzione che ha portato il Moma (famoso museo di arte moderna situato a New York) ad acquistare una selezione di 14 videogames nel corso del 2013, e questa collezione si espanderà ancora. 

Tutto ciò può far capire che l’idea generale di videogioco come semplice perdita di tempo sia mutato e che il mondo stia scoprendo una nuova forma d’arte.

 

                                                                                       Kliti Bituni