Nessuno sapeva cosa sarebbe successo quando Tim Berners-Lee, il 12 marzo del 1989, diede vita all’opera umana forse più grande della storia. Un sistema di comunicazione, un luogo di scambio, un’arma micidiale. Tutto questo è il World Wide Web, comunemente noto come “Internet”. Un progetto innovativo, covato per anni nelle sedi di governo degli Stati più potenti. Da quando ha trovato la luce, Internet è sempre stato un passo avanti alla società che lo utilizzava: uno strumento potente nelle mani di uomini inconsapevoli, impreparati ad un tale livello di convivenza con altri esseri della propria specie. Fin dall’inizio, a molti sono state chiare le potenzialità libertarie di uno strumento del genere, vista la struttura democratica che lo caratterizza.

 

L’uomo visto come utente dispone di un voto, un’opinione, al pari di tutti gli altri. In una visione del genere l’unico ostacolo da superare per partecipare a questo grande dialogo è il prezzo di una connessione stabile. Pochi spiccioli per noi, impensabile per più di quattro miliardi di persone, che prima di potersi connettere alla rete globale devono fronteggiare la mancanza di un rifugio, di cibo e acqua.

Pochi hanno saputo identificare lo sterminato mondo virtuale come una società a tutti gli effetti, ed è forse per questo che fino ad oggi nessun governo mondiale o istituzione pubblica ha stabilito leggi a riguardo, ma per fondare una società degna di tal nome sono necessarie regole, leggi che limitino l’arbitrio in favore di una convivenza pacifica e vantaggiosa. A partire dal 2014, dopo anni di “Cyber-bullismo”, rimasto praticamente impunito, alcuni Stati europei, Italia (incredibilmente) compresa, hanno iniziato a lavorare per dotare il proprio paese di una costituzione per la Rete. In Italia, a tale scopo, si è formata una commissione di giuristi guidata da Stefano Rodotà che ha steso una bozza nella quale si parla di “riconoscimento e garanzia dei diritti”, “diritto di accesso a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale” e altri punti che saranno alla base della futura “Carta dei Diritti di Internet”, se essa verrà approvata in Parlamento. Si tratta di leggi indispensabili, data l’abitudine dei potenti alla tanto allettante legge del più forte e data la potenza “massificatrice” di Internet, che rischia di seppellire sotto centinaia di “Mi Piace” e di commenti le minoranze e gli alternativismi.

Si è dunque vicini al compimento, seppur a fatica, di un grande passo, necessario per raggiungere ciò che in teoria dovrebbe essere il fine ultimo di ogni istituzione pubblica: la convivenza giusta ed egualitaria. Naturalmente, siamo contrari alle leggi-bavaglio: la Libertà è un esercizio collettivo che produce democrazia e le leggi, quando sono poste a tutela di questa libertà, devono valere anche per chi vuole usare Internet.

 

Tommaso Giaccardi, 4B