La scoperta del fenomeno del riscaldamento globale risale alla fine del Diciannovesimo secolo, quando il premio Nobel svedese per la chimica, Svante Arrbenius, elaborò la teoria secondo la quale l'anidride carbonica avrebbe avuto un'incidenza sul clima. Da quel momento, la consapevolezza che l'uomo ha un'influenza sui cambiamenti del clima è andata crescendo. Ma fino alla metà del Ventesimo secolo gli scienziati credevano che gli oceani sarebbero riusciti a mantenere costante il livello di CO2 nell'atmosfera assorbendo le emissioni nocive.

Purtroppo gli oceani lo assorbono ad un ritmo troppo lento per le esigenze del pianeta che, come conseguenza, aumenta la temperatura media globale. Alla fine del Secolo scorso si scopre che anche altri gas, tra cui il metano, l'azoto ed in maniera indiretta anche il vapore acqueo, concorrono al cosìddetto “effetto serra”, ossia l'assottigliamento dello strato di ozono. Il fenomeno rende il progressivo riscaldamento globale estremamente preoccupante.

Purtroppo ancora oggi un miliardo e 200 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile e per altri 2,4 miliardi non c’è  abbastanza acqua per soddisfare le proprie esigenze igieniche: una carenza che costa un numero esorbitante di vite ogni anno. Questi sono i dati più drammatici che sono stati presentati alle celebrazioni della giornata mondiale dell’acqua. 

La giornata mondiale dell’acqua è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 , prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio. Il 22 marzo di ogni anno gli Stati che siedono all’interno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono invitati alla promozione dell’acqua, promuovendo attività concrete nei loro rispettivi Paesi. Il dipartimento degli affari sociali e economici dell’ONU, con la giornata internazionale dell’acqua del 2005, determinò l’inizio di una seconda decade internazionale delle Nazioni Unite dedicata alle azioni per l’acqua. 

Ogni tre anni a partire dal 1997, il World Water Council, organismo non governativo internazionale creato nel 1996 come piattaforma degli organismi internazionali e specialisti nel settore dell’acqua, con uno status  consultivo speciale loro attribuito da Unesco ed Ecosoc, convoca un World Water Forum per raccogliere i contributi e dibattere intorno agli attuali problemi locali, regionali e globali, che non possono essere risolti senza un accordo quadro con obiettivi e strategie comuni.

Lo “sterminio” di persone per colpa della mancanza di acqua colpisce prevalentemente il Sud del mondo, ma interessa anche l’Europa: secondo alcune stime pubblicate dall’ ONU un europeo su sette non ha accesso all’acqua potabile e a infrastrutture igieniche adeguate.

Guido Pollice, vicepresidente di Green Cross International,  sostiene che, ” Senza una convenzione internazionale e globale sull’acqua, con regole chiare e coerenti per orientare e amplificare gli sforzi intrapresi, le cose non potranno migliorare”. Solo nel momento in cui si arriva a grandi disastri ecologici si comprende  quale importanza riveste per l’umanità questo “umile” quanto preziosissimo bene. Le persone usano l’acqua in mille momenti della giornata, dal mattino alla sera. Ma una grande parte dell’acqua viene persa per scelte agricole sbagliate e un’altra parte viene risucchiata dai buchi neri della rete. Il disastro trova il suo picco nel Mezzogiorno dove il 78 per cento della popolazione ha una disponibilità insufficiente di acqua: non per la mancanza di acquedotti, ma per la loro cattiva gestione

La Terra sta soffrendo, terremoti, cicloni, alluvioni, incendi e uragani feriscono sempre di più il nostro pianeta. I ghiacciai si sciolgono, l'acqua del mare è oggetto di sversamenti di petrolio e rifiuti, tra cui plastiche e metalli, l'aria ha quantità di CO2 eccessive, desertificazione  e disboscamento stanno riducendo le aree verdi dei continenti. Anche l'aumento delle temperature è un problema non così irrilevante.

E’ drammatica la situazione globale a causa dei tanti incendi che si stanno propagando nelle foreste. Ultimamente sentiamo molto parlare degli incendi in Amazzonia, ma purtroppo li possiamo trovare in molti stati del mondo.

In Indonesia, per esempio, è in corso una crisi senza precedenti a causa dei roghi che bruciano i boschi per fare spazio alle coltivazioni di palma da olio rendendo l’aria irrespirabile da mesi. Sei province hanno dichiarato lo stato di emergenza riscontrando più di 5oo mila casi con problemi di salute dovuti ai gas prodotti dal fuoco.

Lo Svalbard Global Seed Vault è una gigantesca cassaforte nel mezzo dei ghiacciai a 1300 chilometri dal Polo Nord, nelle isole Svalbard (Norvegia): le risorse conservate in questi bunker protette da ogni catastrofe immaginabile sono tra le più preziose del mondo. Non opere d'arte, pietre rare o metalli preziosi, ma semi: riso, grano, fagioli, sorgo, melanzane, patate. Tutto ciò che si può piantare e, ancora di più, tutto ciò che si deve conservare per la biodiversità.

Sulla Gazzetta Ufficiale n.122 del 28 maggio scorso è stata pubblicata la Legge n. 68 del 22 maggio 2015, in vigore dal 29 maggio. Questo provvedimento è meglio noto come “Legge contro gli ecoreati” ed è importante perché inserisce nel codice penale un nuovo titolo, dedicato ai delitti contro l’ambiente, introduce all’interno di tale titolo i delitti di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, stabilisce che le pene previste possano essere diminuite per coloro che collaborano con le autorità, obbliga il condannato al recupero e - ove possibile - al ripristino dello stato dei luoghi e prevede i doppio dei termini di prescrizione del reato.

Il termine ecomafia nella lingua italiana è un neologismo coniato dall’associazione ambientalista italiana Legambiente per indicare le attività illegali delle organizzazioni criminali, generalmente di tipo mafioso, che arrecano danni all’ambiente. In particolare sono generalmente definite ecomafie le associazioni criminali dedite al traffico di rifiuti e allo smaltimento illegale degli stessi.

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"Un'altra ondata di maltempo in Liguria" "Ingenti danni su tutta la costa" "Intere famiglie evacuate"

Questi sono i titoli che circolano nei giornali di questi giorni mentre Liguria e Piemonte affrontano un'altra ondata di mal tempo ed inondazioni degna di quel pauroso 29 Ottobre 2018. A distanza di un anno credo tutti ricordino i terribili danni che la mareggiata ha causato su tutta la Liguria: io, personalmente, se chiudo gli occhi vedo ancora i fulmini abbattersi a pochi metri da casa mia oppure lo yacht, arenato sulla spiaggia a Varazze, portato lì da onde talmente grandi da fargli scavalcare gli scogli del porto. 

Mettetevi comodi e concedetevi un po' di tempo per approfondire questo tema, destinato a diventare il più importante della vostra vita nei prossimi anni

Il 2019 sarà ricordato come l'anno in cui per la prima volta i temi ambientali hanno iniziato ad avere influenza nelle decisioni delle varie Nazioni. La quasi totalità degli scienziati, degli studiosi e dei biologi concordano da anni ormai sulla pericolosità della situazione attuale, ma solo in questo periodo si è verificato un interessamento di portata globale su questo problema, altrettanto globale. Cerchiamo allora di capire (possibilmente evitando la celebre Supercazzola) cos'è il cambiamento climatico, a cosa potrebbe condurci e cosa stiamo facendo come Paesi e come umanità.

Un tema molto discusso negli ultimi anni è senza dubbio il veganismo, cioè la scelta, per motivi etici o legati all'ambiente di non usufruire di nessun prodotto di origine animale. Si tratta quindi di eliminare dalla propria dieta non solo carne, pesce, latte, formaggi, uova, ma anche di rinunciare a cosmetici, prodotti testati sugli animali e capi di abbigliamento, per esempio, di pelle o di lana.

Recentemente ho sentito parlare del clima assolutamente instabile che si sta formando nel centro Italia, e dei terremoti che si sono verificati. 

Alcune settimane fa, anche se con qualche dubbio, ho trascorso un breve soggiorno molto vicino alle zone terremotate, più precisamente vicino Perugia, e non ho avvertito scosse particolarmente forti. Questo mi fa pensare che i giornali stiano “gonfiando” un po’troppo la notizia, e che dopo scosse considerevoli verificatesi nella regione, ora la situazione non sia così pericolosa, a livello sismico, soprattutto nelle regioni adiacenti, quali Umbria, Lazio, Abruzzo e Toscana. Questo, anche se indirettamente, provoca un forte danno economico al centro della penisola, causato soprattutto da un deficit nel turismo. Lo racconta anche la proprietaria di un ristorante di Perugia, dicendo che l’anno passato aveva servito molti più clienti rispetto a quel periodo, semplicemente perché i turisti hanno paura di un terremoto e di un pericolo che in realtà nelle loro zone non esiste. Addirittura aggiunse che un cliente alcuni giorni prima le telefonò domandandole se la strada verso Perugia fosse stata aperta. 

Ribadisco che le zone che si trovano vicino all’epicentro del terremoto, come Amatrice e dintorni, hanno subìto e subiscono tutt’ora danni ingenti – non per niente è stato promulgato lo stato di catastrofe – ma che questo non è stato così forte da causare danni al di fuori delle Marche, ripercuotendosi in modo considerevole all’interno di esse, e sono rimasto piacevolmente stupito dalla raccolta di generi alimentari che il corpo studentesco sta effettuando all’interno della nostra scuola, e sono fermamente convinto che questa sia un’idea da promuovere anche in ambiti non scolastici. 

 

Basta mettere il naso al di fuori di casa per capire immediatamente che la temperatura dell’ultimo periodo è profondamente diversa da quella a cui l’estate ci aveva abituati, e in effetti parlando di clima ci si rende conto che la celebre frase “non esistono più le mezze stagioni” non è più sufficiente a spiegare il modo in cui il nostro pianeta sta cambiando. Ma apriamo una parentesi più scientifica: la temperatura (come molti altri fattori) dipende principalmente dalla capacità dell’atmosfera di trattenere calore inviato dal Sole o proveniente dall’interno. E’ un dato diffuso che l’immissione da parte dell’uomo di sostanze inquinanti (prima tra tutte la CO2) contribuisca ad aumentare lentamente la temperatura media. Per questo da molti anni tutti i Paesi del mondo cercano di collaborare per ridurre le loro emissioni di gas serra: i migliori esempi sono il Protocollo di Kyoto del 1997 e la Conferenza di Parigi del 2015, portata all’interesse generale grazie all’annuncio degli Stati Uniti di non aderire a questi accordi climatici. Al di là della politica, negli ultimi decenni il lavoro svolto dall’uomo con industrie, centrali elettriche e simili ha dato risultati a dir poco preoccupanti per la nostra atmosfera, dal buco nell’ozono allo scioglimento dei ghiacciai fino addirittura alla desertificazione di alcune zone. Il clima del nostro pianeta, si sa, è imprevedibile e in costante evoluzione, ma negli ultimi tempi la cronaca ci ha portato molti esempi da definire “estremi”: ondate di caldo persistenti a cui seguono violenti nubifragi, uragani che flagellano intere nazioni arrivando a danneggiare anche le coste delle isole britanniche sono solo i casi più recenti, ma dimostrano come gli eventi climatici stiano diventando via via più intensi. 
A questo punto è lecito chiedersi come possiamo rimediare alle nostre abitudini così poco “green”, e pensando alla nube di smog che si forma sopra le nostre grandi città quando il vento e la pioggia tardano ad arrivare la soluzione al problema ci sembra ancora più lontana. In realtà la diminuzione delle emissioni è un impegno concreto che può dare risultati ancora più concreti. Ognuno, nel proprio piccolo, può contribuire e anche se i libri e i telegiornali mostrano sempre immagini di ciminiere e fabbriche, una parte non trascurabile delle emissioni proviene proprio da noi: macchine, frigoriferi, luci lasciate accese, sistemi di riscaldamento obsoleti e via dicendo sono tutte fonti di emissioni che noi possiamo davvero contribuire a ridurre. Il mezzo, o almeno uno dei mezzi principali per attivare questo meccanismo, per creare il vero cambiamento per il nostro ambiente e per il pianeta intero è sicuramente la sensibilizzazione: se tutti venissero a conoscenza di cosa porteranno i ritmi attuali di inquinamento e di quanto semplici siano le azioni per contenerlo, avremmo già completato una parte fondamentale del percorso verso la soluzione. 

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