Con le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante, si è riacceso l'interesse degli storici e degli esperti d'arte su un ritratto custodito, da tempo immemore, nell'ufficio del sindaco di Orvieto. 

Siamo di fronte a un quadro misterioso che, secondo le prime ricerche, sarebbe databile tra il XVI e il XVII secolo. L'autore è ignoto, ma è ipotizzabile sia riconducibile alla bottega del pittore fiorentino Cristoforo di Papi dell'Altissimo, stando a una prima lettura degli storici dell'arte.

Certamente la raffigurazione sembra seguire la dettagliata descrizione che Giovanni Boccaccio fa del volto di Dante Alighieri, nel “Trattatello in laude di Dante” scritto tra il 1351 e il 1355: “Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino e gli occhi anzi grossi che piccoli, le mascelle grandi, e del labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensieroso”.

 

Nel nostro territorio si annida una calamità, letale come bomba, eppure assolutamente innocua per le quasi 75,000 persone che ci vivono attorno, grazie ad uno spesso mantello di silenzio e indifferenza che avvolge questa vicenda. Non ha la forma dei bombardieri B-52 pronti a scatenare la guerra atomica nel capolavoro di Kubrick (il Dottor Stranamore, di cui anche il titolo è una sottile citazione che spero lasci un sorriso dal retrogusto amaro, ndr), tuttavia molti aspetti grotteschi di questa storia ricordano la follia che domina la trama di quel film: ovviamente si parla della centrale Tirreno Power a Vado Ligure. Il complesso è ormai da mezzo secolo incastrato a due passi dalla cittadina, in una zona che oggi è perfettamente integrata con la "conurbazione" formata dalla città di Savona, la già citata Vado e Quiliano. 40 anni di carbone hanno alimentato le industrie della zona (petrolchimiche per lo più) rendendo la valle di Vado un gioiellino dell'industria italiana del secondo dopoguerra da un lato, ma consegnandoci un territorio disastrato e avvelenato dall'altro.

30 Luglio 2020, la sonda Perseverance ha iniziato il suo viaggio dalla base di cape Canaveral in Florida culminato con l'arrivo su Marte, più precisamente nel cratere Jezero il 18 Febbraio 2021. L'atterraggio è avvenuto con successo alle ore 21.55 (ora locale) grazie all' aiuto di un team di scienziati della NASA.

Il numero 7 contraddistingue questa missione: 7 sono i mesi impiegati dalla sonda per raggiungere il pianeta rosso, 7 i sofisticati strumenti a bordo per studiare ed analizzare la superficie di Marte, 7 i minuti di terrore nell'attesa dell'atterraggio nel cratere passando da 20 mila km/ora a zero. Il nome della sonda è stato proposto da un ragazzino dodicenne, che ha vinto il concorso indetto fra 28 mila studenti, la PERSEVERANZA infatti è la dote più utile nel perseguire un obiettivo difficile e mi piace pensare che magari tra 50 anni proprio lui potrà passeggiare su Marte ripensando a Perseverance.


 

L'apartheid, il cui significato è letteralmente "separazione", "partizione", era la politica di segregazione razziale istituita nel 1948 dal governo di etnia bianca del Sudafrica, e rimasta in vigore fino al 1991.

Nel 1931, l'Unione, dopo aver ottenuto la completa indipendenza dalla Gran Bretagna e quindi dopo secoli di colonizzazione, affermò ufficialmente la teoria della cosiddetta "dignitosa segregazione", mettendo in atto una rigida separazione delle diverse razze. L'Unione Sudafricana fu, quindi, divisa in una minoranza bianca (il 21% della popolazione), costituita da coloni di origine britannica ed afrikaner, che gestiva il potere politico ed economico, e in una maggioranza nera (oltre il 60%) pressoché priva di diritti. I primi, specialmente gli afrikaner, affermavano di voler “far crescere in armonia” i vari gruppi etnici con le relative tradizioni; in realtà completarono un vero e proprio “piano” legislativo e politico dell’apartheid, attraverso il National Party.

 Анархия-мама за нас!” (La madre anarchia è con noi!): questo è l'ultimo verso dell'inno della Makhnovščina, la formazione anarchica diffusa soprattutto nell'est dell'Ucraina durante la guerra civile russa, ma in che modo un'ideologia così antistatalista si è potuta diffondere raccogliendo un alto numero di consensi fra la popolazione?

                                       

La bandiera della Makhnovščina, la scritta recita: "morte a tutti coloro che
ostacolano la libertà dei lavoratori"

 

Contesto storico

Il contesto storico in cui la Makhnovščina si colloca è quello della guerra civile russa (1917-1922), ovvero il conflitto interno che determinò il passaggio dall'impero zarista all'Unione Sovietica - primo esempio di stato comunista al mondo - e, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, l'uscita della Russia dal conflitto (Pace di Brest-Litovsk del 1918). L'evento trova le sue radici nella Rivoluzione di Febbraio, con l'abdicazione dello zar e la formazione della Repubblica russa, guidata dal principe Georgij L'vov e, successivamente, da Aleksandr Kerenskij, e il suo continuo con la Rivoluzione di Ottobre, in seguito alla quale i bolscevichi, sotto la direzione di Vladimir Lenin, presero il potere determinando l'inizio della guerra civile contro i cosiddetti “bianchi”, guidati da Anton Denikin e Aleksandr Kolchak e, in seguito, contro gli anarchici.

La tecnologia di comunicazione universalmente denominata Internet è l’evoluzione di Arpanet, progetto militare realizzato nel periodo della Guerra Fredda (1969) dagli Stati uniti.

Tale innovazione del metodo di scambio di ipertesti determinò un cambiamento importante, già attuato nel 1973, anno in cui venne adottato a livello accademico e, ancor più, nel 1984 quando fu reso di fruibilità mondiale.

Sebbene oggetto di molteplici miglioramenti riguardanti i protocolli e le regole di comunicazione di basso livello, - fra cui il più incisivo e importante per la fruibilità fu il passaggio da analogico, con linea classica, a digitale, come attualmente conosciuto e usufruito -  soprattutto agli albori, la comprensione delle sue potenzialità rimase limitata, al punto che lo stesso Bill Gates, uno dei fondatori di Microsoft, dichiarò che era un fenomeno destinato all’oblio in poco tempo.

 

 

 

Cara generazione Z, non è un caso se siamo stati definiti come la più ansiosa e depressa di sempre. Siamo i primi a non conoscere un mondo senza tecnologie, eppure combaciare con il progresso informatico, che ha dato vita all'era dei social, ci ha resi in realtà fragili. Effettivamente c'è una vera e propria connessione tra il mondo digitale e la depressione. In uno studio pubblicato sulla rivista Depression and Anxiety, dove sono stati presi in esame 1787 americani (con una fascia d'età tra i 19 e 32 anni), si è visto come questi mediamente utilizzino i social più popolari circa 61 minuti al giorno. In aggiunta, più di un quarto degli individui è stato classificato ad alto rischio di depressione da social network. 

Elettronica commestibile, team italiano la "tatua" sul cibo per monitorarlo

 

In diversi laboratori del mondo, team di scienziati stanno dando vita a una ricerca sullo sviluppo di microchip assimilabili, finalizzata a tracciare generi alimentari e a realizzare farmaci smart, dotati di dispostivi diagnostici ingeribili. All’Istituto Italiano di Tecnologia di Milano, un gruppo di esperti sta portando avanti un progetto che svilupperebbe microchip e circuiti elettronici completamente costituiti da materiali organici, biodegradabili e assimilabili dal corpo al 100%.

Questo progetto utopistico prevede che, in un futuro non si sa ancora quanto lontano potremo interrogare cibo e medicinali, ottenendo informazioni sulla loro provenienza e sulla nostra salute. Mediante un cellulare si potrebbe sapere, per esempio, la data di scadenza della frutta, il luogo di provenienza, ma anche sapere l’esatta misurazione della nostra temperatura corporea.

A proposet, lustrissem, de vaccina: poesia di Carlo Porta - T'e capì?

Alla fine del XVIII secolo un brillante medico e ricercatore inglese Edward Jenner mise appunto la tecnica della Vaccinazione come metodo per sconfiggere le malattie infettive impedendo il contagio dei soggetti sani.

Il 14 maggio 1796 egli innestò nel braccio di un bambino di 8 anni una piccola quantità di materiale infetto prelevato da una donna malata di Vaiuolo Vaccino, la forma di Vaiolo che colpiva i bovini e in forma cutanea anche gli allevatori. Il bambino non ebbe nessun disturbo e in seguito Jenner dimostrò che il piccolo era diventato immune alla forma umana del Vaiolo. A questa pratica venne dato il nome di “Vaccinazione”.

                                

 

Salve a tutti! Stasera avete ospiti a cena e non sapete cosa cucinare? Volete stupirli con una cena biologica ma non volete spendere troppo? Non c’è problema, perché oggi parleremo della cucina italiana e dei suoi buonissimi piatti influenzati dall’estero. Intanto, prima di parlare del menù, parliamo dell’evoluzione del cibo in questi cinquant’anni. Infatti, con l’aumento della popolazione arrivata a toccare i dieci miliardi di persone, e quindi due miliardi di bocche in più da sfamare, la popolazione globale ha dovuto cambiare le risorse da cui ricavare il cibo.

 

Arrivato quasi al termine della mia esperienza da liceale, posso finalmente condividere le mie impressioni e la visione personale che sono riuscito a catturare in questi anni. Oppure posso togliermi qualche sassolino dalla scarpa, se ci volete vedere della malizia. In realtà il mio intento è denunciare a chiare lettere alcuni aspetti della nostra scuola – quella italiana nel suo complesso – e stimolare un cambiamento, quindi non me ne vogliano i vari generali francesi se scriverò un "j'accuse" contro di loro.

Che cosa non va nel nostro sistema? È una domanda sulla quale gli esperti si arrovellano da molto tempo, ma io voglio proporre un approccio molto empirico: guardiamo cosa sta succedendo in questo periodo, senza fare i perbenisti ma analizzando con un po' di lucidità le decisioni prese negli ultimi mesi. La nostra didattica a distanza è cominciata il 24 febbraio 2020; interruzione momentanea delle lezioni prima, videolezioni poi, ci siamo abituati forzatamente a questo nuovo metodo e così abbiamo proseguito (e concluso) l'anno scolastico. Troppo plateale sarebbe stato il fallimento se non fossimo ritornati in presenza a settembre, e così dopo un'estate passata all'insegna della normalità e in barba alla pandemia abbiamo ripreso in presenza, con tutta una serie di regole. Ora, sull'operato del Governo del nostro Paese si possono dire molte cose (non è il caso che mi dilunghi anche in accuse contro di esso in questo articolo), tuttavia di fronte al lavoro della scienza, dei comitati di ricerca e delle statistiche, è difficile controbattere: aprire le scuole in "sicurezza" è possibile. Richiede parecchi sforzi, però.

Fin dall’inizio della mia permanenza in Irlanda, ho notato quanto lo sport avesse un ruolo fondamentale nella cultura dell’isola verde. Nonostante la popolarità del rugby, apprezzato in tutto il mondo, ci sono attività sportive tipicamente irlandesi che godono ancora più fama: l’hurling ed il calcio gaelico. Tutti coloro che praticano questi sport tradizionali sono riuniti nella GAA (Gaelic Athletic Association), creata nel 1884 con l’intenzione di promuovere giochi e attività celtiche, parte integrante della cultura Irlandese, con l’obiettivo di renderli accessibili a tutti, uomini e donne, ricchi e poveri. Questa associazione possiede sezioni in tutto il mondo, ovunque si trovino comunità irlandesi.

 

Se vi fosse richiesto di fingervi un cittadino americano medio e di presentarvi brevemente, cosa direste? Le risposte possono essere molto varie, esattamente come varia è la popolazione statunitense, ma c’è una caratteristica che dovrebbe essere comune a quasi tutte, che mi piace immaginare in una frase del tipo “Sono un libero cittadino statunitense e adoro il mio fucile”. Può sembrare un’esagerazione ma, assieme al liberalismo, la cultura delle armi è un ingrediente fondamentale della società americana fin dai suoi albori, e gli americani ne pagano le amare conseguenze da alcuni decenni almeno: una media di 30mila morti all’anno per arma da fuoco, con un picco di quasi 40mila nel 2017.

 

“Starlight Avatar” è il nome scelto per la prima pianta al mondo in grado di produrre luce naturale, senza l’utilizzo di sostanze chimiche o la necessità di assorbimento di raggi UV. La sua creazione è possibile grazie a una modificazione genetica, con l’introduzione nei cloroplasti del vegetale di elementi bioluminescenti appartenenti a batteri marini.
L’obiettivo della ricerca è dare vita in futuro a zone urbane illuminate da piante bioluminescenti, riducendo così le emissioni dovute alla produzione di elettricità con una soluzione totalmente ecologica.

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