“Corsi e ricorsi storici” diceva Giambattista Vico ed è vero che spesso, quasi ciclicamente, all'uomo sono capitate pestilenze ed epidemie repentine e drammatiche con conseguente sacrificio di innumerevoli vite umane, ma nessuno si sarebbe mai immaginato nel 2020 un fenomeno di entità mondiale come il covid-19, che ha costretto alla chiusura di ogni attività e alla limitazione di ogni contatto umano al di fuori della stretta cerchia dei conviventi familiari, nell'interesse sanitario pubblico preminente.

I provvedimenti restrittivi assunti dai vari Stati hanno cambiato l'economia e la sfera delle libertà delle persone, in modo repentino e coattivo, sotto la supervisione della forza pubblica, un fenomeno fino a ieri inimmaginabile ed impensabile in nazioni in cui vige una repubblica di tipo democratico. Volendo o non volendo, tutte le persone si sono rese conto, visto il numero dei decessi e dei ricoveri, di quanto la salute pubblica sia preminente - a patto che i tempi non si allunghino oltre - su ogni e qualsivoglia altro valore o libertà.

 Tra la notte del 13 aprile e del 14 aprile 2018 i telegiornali hanno registrato la notizia che America, Francia e Gran Bretagna  avevano deciso di bombardare la Siria a causa dell’uso di armi chimiche. Ho cercato di capirne qualcosa di più e devo dire che non è stato semplice. 

Innanzitutto, ho cercato di capire perché da 10 anni (quasi metà della mia vita) la popolazione siriana è costretta a “convivere” con la guerra. Non ho trovato una verità assoluta, il fatto è che  nel marzo 2011 è esplosa la rivolta popolare contro il regime guidato da Bashar Assad che fa parte della comunità minoritaria degli alawiti e che è salito al potere nel 2000 per successione alla morte del padre Hafez. Gli alawiti sono una setta religiosa minoritaria in Siria, appena il 20%,  ma politicamente molto potente. A sua volta Hafez era salito al potere con un golpe nel 1970. 

Nel momento in cui è scoppiata la rivolta popolare Assad ha reagito con una fortissima repressione arrivando così ad una vera e propria lotta armata. 

L’opposizione al regime non è costituita da un gruppo unico ma da diverse fazioni all’interno delle quali ci sono fazioni nazionaliste, islamiste, qaediste ed anche l’Isis. Ulteriore problema in una situazione interna così complicata è data dal fatto che queste fazioni in guerra contro Assad non sono coese e spesso in lotta tra di loro per la conquista di una leadership. 

Il mercato delle droghe negli ultimi decenni è diventato sempre più complesso per il proliferare delle sostanze psicoattive, l’espansione dei consumi e per l’incremento dei soggetti criminali che producono e commercializzano le varie droghe. Ai gruppo storici che operavano da tempo sul mercato delle droghe (oltre alla mafia siciliana e alle altre mafie italiane, la mafia turca, le triadi cinesi e la Yakuza giapponese) si sono aggiunti gruppi di formazione più o meno recente, come i cartelli colombiani, le mafie albanesi, russe e nigeriane

A una settimana dalla sua elezione, il Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, ha firmato il Muslim Ban, un procedimento per impedire ai cittadini di Iran, Iraq, Libia, Siria, Sudan, Somalia e Yemen di entrare negli USA per 120 giorni. Lunedì 30 Gennaio, inoltre, Trump ha licenziato il Ministro della Giustizia Sally Yates, dopo il suo annuncio che il ministero non avrebbe difeso questo ordine esecutivo. Fra gli Stati degli USA, 16 hanno condannato il Muslim Ban. 

Manifestazioni in molti aeroporti degli Stati Uniti contro il procedimento; ai manifestanti , Trump ha risposto che sono misure di sicurezza per "proteggere il Paese dall'ingresso di terroristi stranieri.". 

Giovedì 2 Febbraio, inoltre, manifestazione di protesta anche a Roma, in Via Veneto, davanti all'ambasciata americana. A organizzare la protesta è la Cild, a cui fanno capo molte associazioni che si battono per i diritti civili. 

Il procedimento è stato anche bocciato dall'Attorney generale dello Stato di Washington, Bob Ferguson; il commento del Presidente è stato:"Decisione ridicola". 

Seconda sconfitta quando anche la Magistratura ha bocciato il provvedimento: ora la partita è aperta solo alla Corte Suprema.

Ammonta al 200% [Stime gennaio 2017] il rincaro medio del prezzo negli ortaggi: è l'analisi di Coldiretti ad affermarlo, e la causa è tristemente nota a tutti. 

A causa dell'ondata di maltempo e gelo, la più forte degli ultimi decenni, e complice anche lo sciame sismico che non lascia tregua al centro Italia, i danni nel settore agricolo e dell'allevamento aumentano ogni giorno di più: migliaia di aziende hanno perduto i loro prodotti prossimi alla raccolta; le strade invase dalla neve rendono impossibile trasportare le merci (particolarmente grave il caso del latte, che in mancanza di strutture adeguate diventa inservibile dopo pochi giorni). 

Mentre le istituzioni fanno il possibile per arginare e provvedere ai danni di questa doppia emergenza, il mercato agroalimentare subisce una forte stangata in tutta Italia e in Europa, in particolare nella parte settentrionale (il Regno Unito, per esempio, dipende per oltre il 50% del suo consumo di frutta dai Paesi mediterranei). 

Gravissimi danni alle coltivazioni si registrano anche in Spagna, colpita duramente dalle perturbazioni; situazione simile nel Mezzogiorno, dove le consegne di ortaggi sono calate anche del 70%, come in Puglia. 

A questi fattori, quasi non bastassero, si aggiunge la speculazione che, complice la lunga filiera produttiva, fa lievitare i prezzi ulteriormente -ma le organizzazioni a difesa dei consumatori stanno già prendendo provvedimenti- 

Insomma, i prodotti più convenienti per la salute (e per il portafogli) sembrano essere quelli che fin'ora hanno sopportato meglio il freddo (come i tuberi); forti rincari invece per rape, carciofi, cicorie, cavolfiore e persino lattughe, senza contare la diminuzione media del 30% nella produzione di latte. 

I fatti di Parigi ci hanno lasciato inquietudine, costernazione e rabbia. Sentimenti che devono unirsi, ora, al bisogno vivo di riflettere e ragionare su «un bagno di sangue inutile, atroce, nauseabondo, che richiama le più grandi infamie di cui l'umanità è stata in grado di mostrarsi capace». Sono parole apparse in rete che facciamo nostre insieme a tutte quelle che, solidali e antirazziste, fanno pensare, ci aiutano a non cadere nella trappola religiosa e politica dell’odio, sono una risposta alla malafede di certi titoli offensivi, alla retorica inutile o, peggio, guerrafondaia di tanti avvoltoi. Perché in guerra, naturalmente, ci vanno sempre i soliti, mentre sfruttatori e politici la invocano, la dichiarano, la guardano in tv e ci lucrano sopra.

 

Qualche tempo fa, alla scuola elementare Matteotti di Firenze, un consiglio interclasse ha deciso di annullare dal piano formativo la visita ad una mostra artistica “per venire incontro alla sensibilità delle famiglie non cattoliche”, parole del quotidiano La Nazione. Il 13 novembre, una serie di sparatorie ed esplosioni ha colpito Parigi, lasciando sulle strade e nei locali più di centoventi morti e più di trecento feriti.

Converrete con me che, delle due, la notizia più importante è di certo la seconda. Forse vi chiederete come mai sono concentrate in poche righe. Ebbene, la verità è che l’apparente innocuità della prima e la terribile violenza della seconda sono legate indissolubilmente, che ci piaccia o no. 

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