Potrà non essere carino parlare di una festività quando è già passata, ma di fronte a questa situazione, di fronte a questa immagine in particolare, sono serviti un paio di giorni per fare ordine tra i pensieri. Il titolo dell'articolo è una citazione ad un programma televisivo di La7, in cui nell'ampio racconto della realtà di oggi il presentatore conclude la riflessione con: "C'è sempre il sole il 25 aprile; pure quando fuori c'è nuvolo, il 25 aprile c'è il sole. E se credi che il 25 aprile sia tutto l'anno, per tutto l'anno ci sarà il sole". È un messaggio disarmante nella sua chiarezza: ciò che ricordiamo e che festeggiamo durante questa ricorrenza è così importante da poter illuminare la via in ogni situazione. Anche in quella che affrontiamo oggi, viene da pensare. Ma in che modo il 75° anniversario della Liberazione dovrebbe indicarci la rotta da seguire durante la pandemia e -soprattutto- durante la catastrofica crisi che ci attende non appena avremo messo sotto controllo il virus?

                              

E' un periodo piuttosto surreale quello iniziato tra febbraio e marzo di quest'anno. L'Italia ha vissuto numerosi momenti problematici (per usare un eufemismo) nella sua storia, eppure mai dalla fine della Seconda guerra mondiale ci si era ritrovati con la necessità di limitare la libertà di movimento delle persone, chiudere le loro attività, far compilare loro un modulo da esibire come documento anche solo per andare al supermercato.

La nostra "scala delle priorità", il nostro elenco degli argomenti più importanti di cui parlare, ha subìto un totale ribaltamento: la situazione attuale merita tutta la nostra attenzione (dove con "nostra" si intendono anche giornali, telegiornali, media di ogni tipo...).

Un detto recita: "Non si scrivono romanzi durante la rivoluzione", il senso è quello che traspare accendendo la televisione in una qualsiasi ora del giorno in questo periodo: nel mezzo di una crisi non c'è tempo per riflettere come facevamo nel momento di tranquillità precedente, bisogna restare concentrati sul problema e studiare alla svelta un modo per uscirne. Eppure questo "Corona Virus Disease" (CoViD-19 appunto) ci dà l'occasione per riscoprire delle nuove priorità; ci dà l'occasione per farci capire quanto fosse costruita male la nostra scala.

Cari amiche ed amici del “Farò del mio peggio News”, desidero innanzitutto porgervi i nostri migliori auguri per un 2017 sereno, pieno di soddisfazioni e di felicità! Come di consueto il numero di Gennaio del nostro giornale pone in evidenza la “Giornata della Memoria”: il 27 Gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz, è il giorno scelto dalle Nazioni Unite per ricordare le vittime dell’Olocausto. La consapevolezza di ciò che può provocare la ragione umana quando prevalgono logiche di divisione, di segregazione e di odio razziale, sostenute da un largo consenso popolare, dovrebbe essere la migliore arma di prevenzione per evitare che ciò che è accaduto oltre 70 anni fa si verifichi nuovamente.

Cari lettori ed amici del “Farò del mio peggio News”, vi auguro un 2016 ricco di felicità e soddisfazioni!

Come di consueto la copertina di Gennaio del nostro periodico è dedicata alla Giornata della Memoria, istituita nel 2005 dalle Nazioni Unite per ricordare il 27 Gennaio 1945, quando fu liberato il KZ di Auschwitz. Lo scopo della giornata non è solamente quello di ricordare lo sterminio di milioni di persone innocenti all’interno dei campi di concentramento, ma anche e soprattutto quello di alimentare la consapevolezza sulle atrocità commesse dai regimi dittatoriali e trarre insegnamento dagli errori del passato, così da sviluppare gli anticorpi culturali per non commetterli più in futuro.

All’alba del 40º numero del Farò del mio Peggio, un piccolo grande traguardo del quale siamo fieri, ci troviamo a fronteggiare da queste pagine con la nostra unica arma, la penna, l’ennesima riforma dell’Istruzione.

La #BuonaScuola, come è stata “marketizzata” dal Governo, rappresenta l’ennesimo mostro giuridico spacciato per riforma epocale. Come nel romanzo “1984” di Orwell, anche Renzi ha introdotto una neolingua dove il significato dei termini viene mutato e talvolta ribaltato. La #BuonaScuola, infatti, è esattamente il contrario del suo nome.

Democrazia, laicità, libertà di pensiero e di espressione. Sono alcuni dei princìpi su cui si basa la nostra Associazione. Tutti sono stati messi sotto duro attacco a Parigi, Mercoledì 7 Gennaio.  Quel giorno il mondo si è tragicamente ricordato di come questi valori e queste libertà siano fragili, di come necessitino di essere tutelati e difesi dagli estremismi e dai fanatismi. Molti hanno cavalcato l’onda dell’attentato per alimentare sempre di più odi e contrasti tra religioni ed etnie, al solo scopo di avere un proprio tornaconto in termini elettorali.

 

Ottobre 2005. La mia mente vola nei ricordi: la sveglia troppo presto, la cartella pesante, i pomeriggi divisi tra studio e divertimento, l’intervallo che non arriva mai e dura sempre troppo poco, le lezioni con la testa fra le nuvole, il primo vero amore. Eravamo ragazzini quindicenni, con un nuovo Prof di Italiano, le sue stranezze ed eccentricità. Antipatico, sì, ma quel tipo di “antipatia onesta” che ti fa capire che non vuole piacerti per forza e ti lascia libero di trasformarla, col tempo, in complicità e amicizia. “Ragazzi, quest’anno faremo giornalismo”, esordì alla prima lezione.  Noi ci guardammo un po’ spaesati, ma gli occhi del Prof. D’Amico, allora come oggi, lasciavano trasparire quella passione che avrebbe trasmesso a generazioni di futuri redattori.

Care lettrici e lettori,

Anche quest'anno sta per volgere al termine, per molti della redazione, una delle più significative esperienze che influenzerà per sempre il nostro modo di vedere le cose. Non è mia intenzione perdermi nelle solite banalità degli addii, ma vorrei usare piuttosto le righe a mia disposizione per lasciare a coloro che rimangono una sorta di "eredità della Redazione". 

Care lettrici e lettori,

anche quest’anno siamo tornati con un pizzico di tristezza tra i banchi, ma stavolta noi del “Farò del mio peggio” facciamo un rientro da vincitori: il “Farò del mio peggio news” ha vinto il primo premio al concorso nazionale “Giornalista per un giorno”, organizzato dall’associazione Alboscuole, risultando così la migliore redazione d’Italia, fra gli oltre 800 istituti superiori partecipanti. La redazione ha anche ottenuto per il terzo anno consecutivo la vittoria al concorso “Il miglior giornalino scolastico”, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione e dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti.

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