In questi giorni in particolare sorge spontaneo un parallelismo tra la vera e propria pandemia e l'infodemia, virus anch'esso pericoloso e dilagante. Quest'ultima consiste, secondo l'enciclopedia Treccani, nella “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”. 

Sembrerebbe eccessivo definire l'infodemia come pericolosa, in quanto sembra legata solamente alla negligenza o all'incompetenza delle persone. Questo “virus” può provocare anche danni alla salute originati proprio dal dare ascolto ad informazioni errate. In questi giorni è divenuto famoso il caso comune di centinaia di americani che hanno bevuto candeggina per cercare di disinfettarsi la gola provocando seri danni alla propria salute. Molte persone, addirittura, nello stesso periodo, hanno iniziato a mangiare aglio, alimento proposto da molte fonti, ovviamente non attendibili, come in grado di far diminuire il rischio di contagio. 

È inoltre possibile ipotizzare come molte fake news, diramate con intenti subdoli, abbiano aiutato l'espansione del contagio. La grande insistenza sulla possibilità del virus di arrivare in Italia attraverso persone di nazionalità cinese potrebbe aver contribuito all'iniziale dilagare del Coronavirus nella nostra penisola, facendo passare inosservati i primi casi, magari causati da italiani di ritorno dalla Cina. 

 

La DIA, acronimo di Direzione Investigativa Antimafia, è un organismo investigativo interforze inizialmente nato come un organo di  coordinamento delle forze di polizia, coordinamento che però non venne mai attuato. La data di “nascita” di questo organismo è da far risalire al 1° gennaio del 1992, il giorno dopo la cessazione dell’e

sistenza dell’ ”Alto Commissariato della lotta alla mafia” che poco aveva inciso sulla stagione stragista della Mafia.

L’istituzione di quest’organo fu voluta e promossa da Claudio Martelli, l’allora Ministro di grazia e giustizia, da Giovanni Falcone, magistrato noto a tutti per la sua lotta alla mafia e da Maurizio Costanzo col fine di contrastare attivamente l’azione stragista del vertice della mafia palermitana, capeggiata all’epoca dai Corleonesi, nelle persone di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Come luogo per la sede centrale della DIA si scelse Roma e come direttore venne scelto da subito il Generale di Divisione Giuseppe Tavormina dei carabinieri e come suo vice direttore il Dottor Gianni de Gennaro. Successivamente vennero creati dei centri operativi nelle principali città d’ Italia, tra cui Milano, Bologna, Napoli, Palermo e Catania. 

Un elemento che mina la solidità dello stato italiano è lo spazio occupato dalla criminalità organizzata.

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