La politica estera è l’attività di governo che si esercita nei rapporti con altri stati sovrani, ma sembra che l’Italia sia priva di una politica estera, quanto di una seria politica economica.

Negli ultimi anni, nel nostro paese si sono verificate turbolenze politiche, economiche, finanziarie e, purtroppo, anche sociali ed è per questo che si può affermare che sia in corso una crisi morale, culturale ed economica. Il governo instabile, che cade periodicamente a causa dei disaccordi tra i partiti e perché la maggioranza e l’opposizione non riescono a trovare un equilibrio tra le decisioni che sono obbligati a prendere, ovviamente non aiuta.

Tanta popolazione è disorientata e stanca e ricorda un passato dove non era impossibile trovare un lavoro, e stipendi e pensioni erano sufficienti per riuscire a vivere dignitosamente fino alla fine del mese. Oggi, invece, le due grandi mancanze dell’Italia sono una visione politica e un progetto economico.

Le scelte politiche dei nostri governanti, soprattutto in questi ultimi anni, sono state sempre più condizionate dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Questi Paesi a volte hanno imposto misure e parametri da rispettare che non sempre coincidevano con degli effettivi benefici per l’Italia.

I ministri italiani spesso non riescono a realizzare una politica estera, economica ed energetica credibile, perché le decisioni prese dal Governo in ambito internazionale sembrano un atto dovuto, per uniformarsi a direttive di altri stati; tali scelte di azione si rivelano sovente controproducenti per gli interessi dell’Italia.

Gli ultimi avvenimenti relativi all’uccisione del Generale iraniano Soleimani, sembrano infatti dimostrare come la “destabilizzazione” dell’area del Golfo Persico avvenga quasi simultaneamente ai vantaggi che la potenza statunitense riesce a trarne.

 

 

Non troppo tempo fa, più o meno a inizio anno, i giornali erano pieni di articoli sulla Libia, e ce ne sono parecchi anche ora. E quando non trattano di quello, parlano dell'Iran, dell'Iraq o della Siria.
Detto ciò, sono in pochi a chiedersi il motivo per il quale abbiano questo "trend di farsi sempre notare". Da un punto di vista geopolitico, non possiamo negare che tutti i paesi citati abbiano in comune una cosa: detengono i complessi petroliferi più vasti al mondo.
Dallo scorso ottobre questo "monopolio" è stato contestato da un nuovo giocatore: gli USA. Fino a 10 anni fa il cambiamento sarebbe stato alquanto insolito, data la difficoltà di estrazione dei pozzi americani, che difatti li portava a dover importare addirittura un sesto della produzione mondiale petrolifera.
Tuttavia, si è scoperta la possibilità di produrre olio dalle rocce di scisto, molto abbondanti nel continente. Questo nuovo processo è ancora in una fase embrionale, e come tale molto dispendioso, nonostante i miliardi di dollari investiti da vari enti americani.

 

 Risultato immagini per cartina mediterraneo

Dopo la caduta del muro di Berlino, il mondo è entrato nell'era della globalizzazione, che ha portato per l'Italia cambiamenti economici e politici. Il nostro paese ha perso tante imprese che si sono trasferite verso i mercati con costi piu bassi del terzo mondo. Le imprese rimanenti fanno sempre piu fatica a competere con il mercato globalizzato. Certamente in queste condizioni difficili avrebbe aiutato una politica estera piu dinamica. L'italia ha in realtà dimostrato di non avere una politica estera innovativa adatta alle nuove condizioni del mondo. Negli ultimi decenni, ad esempio, abbiamo assistito all'evolversi della questione libica...

La proposta, da parte di Beppe Grillo, di istituire una sorta di tribunale popolare chiamato a stabilire la veridicità delle notizie diffuse dai mezzi di informazione ha scatenato – inevitabilmente – un acceso dibattito.

            Il leader de facto del MoVimento 5 Stelle, nel post “Una giuria popolare contro le balle dei media” comparso il 03 gennaio scorso sull'organo dei pentastellati Il Blog delle stelle (già beppegrillo.it), così chiudeva il suo pezzo:
            “[...] I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate.

Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. [...]”

            Non si intende in questa sede affrontare la vicenda da un punto di vista meramente politico, bensì di contestualizzarla storicamente e provare a trarre alcune conclusioni al riguardo.

طراحی وب سایت