In questi due mesi di lock-down si è parlato molto della scuola e in particolare della didattica a distanza come unico strumento per continuare a svolgere le lezioni e finire l'anno scolastico. Mentre molti "esterni" esprimono le proprie considerazioni, la maggior parte a completo favore di questa metodologia di apprendimento temporanea, a pochi è venuta l'idea di chiedere a uno dei due gruppi interessati, gli studenti, di esprimere le proprie considerazioni riguardo tale tematica.

Ho quindi deciso di porre semplici domande a compagni di classe e amici legate alla loro personale esperienza riguardo la didattica a distanza. Non ho voluto riportare tutte le interviste,  bensì il quadro generale risultato da queste. 

Subito è stato possibile sottolineare la comune presenza, in tutte le esperienze di lock-down, di uno stress sempre crescente. Quest'ultimo, secondo gli intervistati, non è stato originato dalla didattica a distanza, ma è sfociata su di essa. L'origine va infatti trovata in un insieme di fattori legati alla convivenza ristretta all'ambiente domestico, al distanziamento sociale, alla limitata possibilità di sfogo e al deterioramento dei rapporti con i propri genitori. Lo stress accumulato  va quindi ad influire negativamente sulle prestazioni dell'alunno durante verifiche ed interrogazioni.

Il 24 Febbraio 2020, tutte le scuole italiane, di qualsiasi ordine e grado, hanno chiuso a causa del corona virus e non hanno più aperto. Questo anno scolastico non si finirà sui banchi, ma a casa e non è ancora chiaro come avverrà (se avverrà!) la riapertura l’anno prossimo. La nuova organizzazione scolastica durante la pandemia in Italia è stata molto criticata. Le lezioni si sono spostate su piattaforme online, ma non tutti avevano i mezzi per seguirle; c’è stato il problema dei voti, delle interrogazioni e, ovviamente, ci sarà il problema degli Esami di Stato.

Ma cos'è successo negli altri paesi? Com'è stato organizzato il lavoro scolastico all'estero? Che differenze con l’Italia? Come hanno vissuto il nuovo regime di lavoro gli studenti? Ho intervistato sei ragazzi e ragazze che vivono all'estero per scoprirlo.

La mia ricerca è partita dall'America. L’America, che ha reagito tardi nel contenimento del virus, ma che ha subito preso provvedimenti per quanto riguarda la scuola. In alcuni stati prima, in altri dopo, tutte le scuole sono state chiuse e le lezioni sono state spostate online. Ho raccolto la testimonianza di Charlie, uno studente al primo anno nella Yale University, il famoso college situato in Connecticut. Charlie è originario della Virginia e si era trasferito nel campus dell’università per seguire le lezioni. Appena si è iniziato a capire che la situazione dei contagi stava diventando sempre più seria, tutti i college, a partire da Marzo, hanno deciso di chiudere i dormitori, mandare gli studenti a casa e continuare le lezioni online.

“College is great, but I’m now back home in Virginia because all of our classes are online for the rest of the semester. It’s weird to be back, especially because everyone is staying inside.”

Da tempo il popolo italiano ha a che fare con una situazione che mai si sarebbe immaginato di ritrovarsi davanti: la comparsa di un misterioso virus, conosciuto con il nome di “Corona Virus” o “Covid 19”

Il tutto è partito dalla città di Wuhan in Cina e nell’arco di qualche mese il virus si è diffuso anche in Italia, dove a causa di una mancanza di controllo e supervisione, la situazione è sicuramente peggiorata fino a fermare completamente la vita sociale ed economica degli italiani … dal 10 marzo 2020 tutto il nostro paese è entrato in zona rossa: è stato imposto di restare a casa, chiudere bar, ristoranti, negozi di ogni genere e inevitabilmente sono state sospese le lezioni scolastiche. Insieme ad altre istituzioni anche la scuola ha dovuto adattarsi, rifarsi a metodi diversi e ampliare ancora di più la sua conoscenza del mondo del web … ricorrendo al cosìddetto smart-working!

Grazie a piattaforme come Microsoft Teams o Google Meet, gli alunni possono interagire con gli insegnanti e continuare il programma pure a casa, non più sui banchi delle aule ma nelle proprie camerette. Agli inizi si sono riscontrate diverse problematiche: di connessione oppure di mancanza di apparecchi tecnologici,  ma entro poco tempo le scuole hanno offerto account personali più efficienti e computer agli alunni che ne necessitavano. Non c’è dubbio che si tratti di una soluzione più che adeguata alle circostanze, in un modo o nell’altro l’istruzione doveva pur andare avanti, ma come ci sono dei pro, ci sono anche dei contro.

Riprendiamo dal web l'illuminante articolo di Enrico Voccia, I DISASTRI DELLE RIFORME DEL POTERE. “PESSIMA SCUOLA” , BUONA SCUOLA, pubblicato sul settimanale Umanità Nova (13/11/2016). Un testo che ci lascia senza parole da aggiungere.

Si narra che nello storico cimitero napoletano di Poggioreale ci fosse un tempo una singolare lapide funeraria, che, dopo il nome ed il cognome del defunto, recitava così: “Stavo bene, per stare meglio ora sono qui”.

Chi è nato nella città della Musa Par­tenope ed insegna da almeno una ven­tina di anni nelle scuole di ogni ordine e grado, di tanto in tanto, specie in presenza di una delle tante riforme della scuola presentate come “miglio­ramenti” del sistema educativo, non può fare a meno di pensare a questa leggenda napoletana sulla malasani­tà, reale o presunta, d’altri tempi. In­fatti, gli è perfettamente chiaro come, riforma dopo riforma, nonostante tut­ti gli sforzi del corpo insegnante per fare il meglio possibile, il rendimento e la preparazione degli alunni cala vi­stosamente e peggiora ad ogni nuova riforma.

Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami, fatti che è meglio che restino dove si trovano. (R. Bradbury, Fahrenheit 451).

Con la definizione “buona scuola'' si vuol far credere che la scuola finora in atto sia stata davvero cattiva, al punto da rendere necessaria l'ennesima riforma. Ma la Legge 107 di studenti, di pedagogia e di educazione non parla affatto, se non nei termini di un restyling didattico basato sull'uso forzato delle tecnologie digitali spacciate come urgente necessità della scuola. Noi abbiamo cercato in rete pillole di antidoto alle ipocrisie della politica, alla pseudocultura tecnologica e alla scuola-azienda che ci vogliono rifilare.

DIGITALIZZARE, disumanizzare la scuola, pensare solo alle innovazioni procedurali è la maschera necessaria a nascondere il bisogno di svuotare la scuola di senso e di contenuto, con un solo obiettivo: togliere potere al pensiero critico. E dell'articolo 33 (L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento) cosa facciamo? Quale libertà potrà mai esserci in una scuola dichiaratamente asservita al potere economico, anzi, studiata in raccordo con le finalità dell'impresa, di cui, deve anche assorbire i metodi? Renzi sceglie di omettere ogni riferimento agli articoli 33 e 34 della Costituzione, sui quali è impostata la scuola repubblicana: ma pensarla ''libera'' fa paura!

Con l’avanzare delle nuove tecnologie anche la scuola ha dovuto adattarsi, colonizzando le aule con strumenti informatici che DOVREBBERO aiutare studenti e professori, ma in realtà, in alcuni casi, non fanno altro che ostacolare il regolare svolgimento delle lezioni.

Iniziando con il semplice computer, che fu una grande e utile innovazione per le scuole, si è rapidamente arrivati al registro elettronico: mal funzionante, poco utile e amichevolmente definito dai docenti “mente diabolica” o ”la cosa”.

L’alternativa alla contestata “Buona Scuola” di Renzi esiste e piace a tutti, studenti e insegnanti: si tratta della LIP (Legge di Iniziativa Popolare), la riforma popolare sulla scuola depositata alla Camera nel 2006 e ripresa negli ultimi anni da parlamentari di diversi schieramenti politici. E' basata sui principi della Costituzione Italiana e garantirebbe l'uguaglianza dei cittadini all'interno della scuola, aiutando le persone con problemi di disabilità, gli extracomunitari che si avvicinano alla lingua e creando un organico per la lotta alla dispersione scolastica.

La “ buona scuola” di Renzi è stata presentata in una conferenza stampa nel settembre del 2014 dallo stesso presidente del consiglio. Le associazioni studentesche hanno subito sottolineato i rischi per il sistema scolastico italiano, un chiaro esempio emerge a proposito delle “finalità scolastiche”: la riforma è incentrata sui docenti e la loro carriera, trascurando completamente gli studenti ed i metodi di istruzione.

Si è soliti pensare all' Italia come un paese di immigrazione e non di emigrazione.  Invece, sempre più allarmante è la "fuga di cervelli" che rappresenta una realtà attualissima. L'espressione indica la migrazione verso paesi stranieri di persone di talento o di alta specializzazione professionale e il problema si presenta quando il saldo tra gli studiosi che lasciano un paese e quelli che vi ritornano o vi si trasferiscono è negativo. Il fenomeno è visto con preoccupazione perché rallenta il progresso culturale, tecnologico ed economico, fino a rendere difficile l'esistenza stessa nel Paese. Perciò come può l'Italia avere un futuro di nazione civile, in un mondo che concorre sempre più sulla base dell' innovazione e della cultura?

Ritorna la rubrica “La voce dello studente”. Noi siamo il futuro, ecco perché esprimere la nostra soggettività, può essere per la scuola di oggi uno dei primi passi verso il cambiamento, tornando ad un “saper dire” che porti al “saper essere”. Chi meglio di uno studente (o di un insegnate) può essere a conoscenza delle esigenze e delle problematiche che sussistono all’interno del sistema scolastico? La risposta parrebbe scontata, ma evidentemente non è così dato che siamo obbligati ad urlare, e spesso non è sufficiente ugualmente, per farci ascoltare:

Da sempre le gite sono apprezzate da tutti gli studenti, esse rappresentano un breve periodo di svago e di accrescimento culturale. Nella nostra scuola, purtroppo, se si escludono le uscite dal mattino alla sera o quelle legate ai progetti inseriti nel POF, come il Meeting di Chianciano, solo in quinta vi è l'opportunità di fare un viaggio d'istruzione di più giorni e all'estero. La burocrazia frena gli insegnanti e noi studenti ne subiamo le conseguenze.

“Il diritto di sognare non figura fra i trenta diritti umani che le Nazioni Unite hanno proclamato alla fine del 1948, ma se non fosse per il diritto di sognare, e per l’acqua che dà da bere, la maggior parte dei diritti morirebbe di sete”. (Eduardo Galeano) 

Sono molti i ragazzi della nostra scuola che sono stati chiamati a votare per il rinnovo dei rappresentanti del liceo in consulta senza sapere nemmeno di cosa si occupasse o semplicemente cosa fosse!

Sappiamo bene che la consulta viene completamente ignorata dalla maggioranza delle popolazione studentesca, nonostante sia di rilevante importanza per tutti prendere coscienza dei provvedimenti che vengono da essa attuati.

Ecco perché noi abbiamo deciso di raccontarvi brevemente la sua funzione e il suo scopo!

Nell'anno scolastico 2011/2012 il Liceo 'O. Grassi' ha avviato ufficialmente le attività alternative all'IRC (insegnamento religione cattolica).

Lo scorso anno  abbiamo effettuato un'indagine sui dati che riguardavano la nostra scuola: su 939 iscritti, per un totale di 41 classi, si sono avvalsi dell'insegnamento della religione cattolica 655 studenti.  284 studenti, invece, hanno fatto una scelta alternativa ; di questi 284 la maggior parte, per l'esattezza 177 ragazzi, ha preferito l'uscita dalla scuola; 64 hanno optato per un'attività di studio individuale da svolgersi a scuola senza la presenza di alcun docente; in 20 hanno approfittato dell'opportunità offerta dalla legge n°121 del 25/03/1985 ("Accordi di revisione del Concordato Lateranense fra Italia e S. Sede del 11/02/1929") per svolgere attività di studio assistito con la presenza di un docente; infine 23 studenti hanno effettuato forse la scelta più impegnativa, vale a dire le attività didattiche formative con la presenza di un docente, effettuando una serie di percorsi di studio e approfondimento su tematiche di carattere sociale e culturale del nostro territorio e del nostro paese o collaborando con il “Farò del mio peggio”.

Per il 2013/2014 non abbiamo ancora elaborato i dati complessivi, ma gli “alternativi” dovrebbero avvicinarsi a quota 300:  ben 55 studenti hanno scelto attività didattiche o studio assistito (erano 43 nel 2012/13). Una crescita significativa anche per l’uscita di scena della famosa 5H, la classe in cui nessuno si avvaleva dell’IRC. Anche quest’anno molti “alternativi” hanno aderito alla redazione del giornale d’istituto in qualità di opinionisti, sotto la supervisione dei proff D’Amico e Ivaldi o curando interessanti rubriche scientifiche  con i proff Ravera, Vegni, La Spesa e Calzona; altri hanno scelto le effervescenti onde di Radio Jeans coordinati dalla prof. ssa Romano.

Vogliamo ricordare che la legge è stata finalmente applicata anche grazie all'impegno di quei docenti che si sono dichiarati disponibili ad effettuare un'ulteriore ora di lezione in nome della libertà di scelta, dei principi costituzionali, della legalità.

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