Se vi fosse richiesto di fingervi un cittadino americano medio e di presentarvi brevemente, cosa direste? Le risposte possono essere molto varie, esattamente come varia è la popolazione statunitense, ma c’è una caratteristica che dovrebbe essere comune a quasi tutte, che mi piace immaginare in una frase del tipo “Sono un libero cittadino statunitense e adoro il mio fucile”. Può sembrare un’esagerazione ma, assieme al liberalismo, la cultura delle armi è un ingrediente fondamentale della società americana fin dai suoi albori, e gli americani ne pagano le amare conseguenze da alcuni decenni almeno: una media di 30mila morti all’anno per arma da fuoco, con un picco di quasi 40mila nel 2017.

Quest’anno, dal momento che sto trascorrendo sei mesi in Irlanda, ho avuto la possibilità di passare il Natale in una nuova cultura. Ho da subito notato come le feste siano altamente importanti per gli irlandesi: i preparativi, infatti, iniziano verso fine novembre. Le città vengono addobbate riccamente con luci, decorazioni, alberi di Natale e non è raro trovare vere e proprie aree all’interno dei centri commerciali interamente dedicate ad addobbi natalizi animati come elfi, renne, slitte e abeti.

Le decorazioni, però, non si limitano solo a negozi e strade: ogni casa, infatti, viene addobbata sia internamente sia esteriormente. Le facciate delle abitazioni sono spesso ricoperte interamente da luci colorate, così come i giardini ed i cortili. L’albero di Natale viene allestito il primo dicembre e non è raro che sia un vero abete, acquistato in piccole esposizioni di alberi di Natale sparse per la città.

 

Ordinanza anti coronavirus: chiuse le discoteche, obbligo di mascherina  nella movida - Gazzetta di Mantova Mantova

Per tutta la fase 1, la fase 2 e gli inizi della fase 3, gli italiani sono stati privati di un diritto a cui, di solito, non tutti sono disposti a rinunciare: andare a ballare in discoteca. Tra giugno e luglio, sembrava che la vita dei giovani girasse solamente intorno alla possibilità di tornare a divertirsi nei locali. Inizialmente non si sapeva se ci si potesse andare, però. Poi, si poteva ballare? Si doveva solo ascoltare la musica stando fermi? I locali sarebbero rimasti aperti tutta la notte? Sarebbero state distribuite bevande?  Le grandi domande che turbavano i giovani erano queste, e non se fosse così importante riaprire tutti i cinema e i locali, se si era in grado di mantenere il distanziamento o se non se ne potesse fare a meno. La razionalità è stata bypassata dal fatto che bisognava tener conto della voglia di ripartire, del riscatto, della volontà di tornare alla normalità, sia dalla maggior parte dei giovani, sia dallo Stato. Le aggregazioni di massa sono state devastanti per i dati epidemiologici, in quanto impossibili da gestire. Di ciò ce ne siamo ricordati solamente quando i contagi fra i giovani erano già in crescita.

Merenda salutare a scuola | Agrodolce

Nel 2012, in Italia, si iniziò a discutere a proposito di possibili tasse sul cibo spazzatura; a quel tempo si era stimato che un bambino su quattro potesse essere sovrappeso. Sebbene fosse stata documentata tale situazione e con dati alquanto preoccupanti, la proposta non ebbe notevoli sviluppi, perciò ci si è affidati agli slogan salutisti mandati in onda sui nostri schermi in questi ultimi 8 anni. Tuttavia, le tante pubblicità di cibi, yogurt, merendine dietetiche, non hanno intaccato la percentuale dei bambini sovrappeso, anzi, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, ha affermato che a dicembre 2019 una persona su quattro è obesa e la percentuale aumenta se si parla di uomini over 50.

 

Il virus ci ha toccato tutti, richiamandoci alle nostre responsabilità. La situazione in cui ci troviamo richiede che ognuno di noi dia il meglio di sé, sull’esempio degli eroi di questi giorni. Medici, infermieri e operatori socio-sanitari sono infatti persone ordinarie che agiscono, animati dalla dedizione, dalla costanza e dalla determinazione, in un momento straordinario al servizio del proprio paese e dell’umanità intera. Queste persone mettono in gioco la loro stessa vita, con spirito di sacrificio, per salvare migliaia di malati attraverso qualunque mezzo messo a loro disposizione.

Su questi esempi la società deve migliorare. Prima di tutto è necessario imparare ad essere uomini, nel senso migliore del termine: quindi ad essere solidali, inclini all’ascolto e all’aiuto. Sarebbe bello se la solidarietà fosse la lezione di questo periodo, ne diventasse l’eredità, così da farci capaci di improntare i rapporti tra le persone e tra le comunità umane ad una nuova forma di convivenza, meno egoista e più consapevole ed aperta.

Tutti noi abbiamo fatto e facciamo continuamente esperienza del tempo, ma chi sarebbe in grado di darne una definizione?  Il tempo è il paradosso che meglio rappresenta la condizione umana, in quanto appartiene, simultaneamente, ad una dimensione concreta e ad una astratta, ci fa percepire la nostra finitezza, la nostra piccolezza e nello stesso momento la nostra grandezza, la nostra potenza, la nostra energia; a volte vorremmo che si fermasse, che un singolo istante si estendesse all’infinito, mentre altre volte vorremmo che scorresse il più velocemente possibile. Scandisce la musica, rende possibile la creazione di sinfonie e la coordinazione delle varie parti, ma, al tempo stesso, suonando ed abbandonandosi alla musica, esso sembra annullarsi.  E’ regolato da un orologio, è preciso e scandisce le nostre giornate, le nostre ore, rende la nostra vita razionale, governabile, gestibile, ma, al contempo, il suo scorrere ci pone di fronte all’entità più irrazionale che si possa concepire, ovvero al concetto di morte, che ci provoca paura, angoscia, senso di vuoto. 

Cos’è il tempo? E’ qualcosa di oggettivo o qualcosa di soggettivo?

 

Col diffondersi del virus è entrato in crisi il mito della modernità. La scienza e la tecnologia avevano alimentato le nostre sicurezze su uno stato di benessere pressoché garantito. Proprio queste sicurezze iniziano a vacillare ora più che mai.

Tornano alla nostra memoria le epidemie del passato, in particolare quelle descritte nelle grandi opere letterarie, tra cui quella del 1348 descritta nel Decameron e quella portata dai Lanzichenecchi nel XVII secolo, raccontata da Manzoni. Nella nostra memoria troneggia la “Spagnola”, che fece più vittime della stessa Prima guerra mondiale.

Oggi, al pari dei periodi di calamità ricordati, torniamo a fare esperienza della vulnerabilità del nostro vivere. Ciò ci allontana dalle nostre sicurezze, stravolge le nostre certezze, alimentate dall’imponente sviluppo tecnologico che credevamo ci assicurasse uno stato di predominanza sulla natura stessa. Il virus, anzi, utilizza per diffondersi il fenomeno della globalizzazione, che ha caratterizzato lo sviluppo dell’uomo negli ultimi decenni.

Prendiamo nuovamente coscienza della bellezza della vita, come di un bene così delicato che, in qualsiasi momento, può andare perso, e della fragilità della natura umana che, nonostante lo sviluppo tecnologico, risulta sempre essere esposta alle intemperanze della natura.

Il virus stravolge le nostre certezze, cambiando le nostre abitudini, fino ad obbligarci al distacco fisico con le persone. Prendiamo così coscienza delle grandi fortune che prima davamo per scontate: uscire con gli amici, passeggiare all'aria aperta, fare sport e che ora risultano essere così assenti dalle nostre vite, paralizzate e spogliate delle tante gioie di cui ci circondavamo.

Siamo ancora sullaTerra? Siamo umani o siamo diventati dei robot?

Possiamo dire che ciò che ha scritto Orwell in “1984” non era una previsione del tutto sbagliata sul futuro, su di noi, sulla tecnologia. Non viviamo più sul nostro caro pianeta, ma questo si è trasformato e sta continuando a cambiare. Il nostro mondo si è trasformato, è diventato una grande telecamera che riprende tutto e sa tutto di tutti. E’ impossibile non essere guardati, è impossibile restare soli. Come dice M. Castells in Galassia Internet: “Se non vi occuperete delle reti, in ogni caso saranno le reti a occuparsi d voi”. Si può dire addio alla nostra vecchia privacy. Ma ci siamo veramente ridotti a questo punto?

La tecnologia, Internet, i Social Network, i New Media hanno cambiato il nostro mondo, ma negativamente o positivamente?

A causa del coronavirus l'Italia, come altri paesi, si trova limitata, quasi paralizzata, per quanto riguarda i movimenti e la possibilità di uscire di casa. Le misure più che giuste istituite dal governo costringono tutti gli studenti italiani ad una quarantena forzata nelle loro case; se, all'inizio, la prospettiva di non andare a scuola era ben vista da noi ragazzi, ora la situazione si sta ribaltando: videolezioni da casa, una quantità di compiti mai visti prima e l'impossibilità di passare del tempo all'aperto stanno, piano piano, uccidendo il nostro iniziale entusiasmo.

Il patrimonio artistico è il luogo dove si concentra lo spirito di un popolo, ed è quindi qui che l'uomo entra in contatto coi suoi avi ma, allo stesso tempo, coi suoi figli, con le imprese gloriose del passato e con le speranze, i pensieri del futuro, superando la distanza temporale attraverso un'identità di spazio e sentimento che non annulla le differenze ma, al contrario, le mette a confronto, le interroga, le fa convivere rendendole, così, arte.

Il rapporto con questo patrimonio è fondamentale, soprattutto in un periodo come quello attuale, nel quale "la dittatura totalitaria" agisce in modo subdolo, imponendo un modo di pensare che condiziona le persone, connaturandosi in loro senza che ve ne sia consapevolezza, fino a renderle schiave. L'unico modo per riappropriarci della libertà interiore, ovvero per rompere tutti i condizionamenti interni che noi stessi ci diamo, è ampliare i nostri orizzonti, riuscire a capire che esiste una realtà più vasta rispetto a quella racchiusa nel nostro io, una realtà che si estende nei diversi luoghi e tempi, nelle diverse epoche, nei diversi popoli e nelle diverse culture, nei diversi modi di pensare; per riuscire a riappropriarci della libertà di cui noi stessi ci siamo privati, è necessario andare in profondità, non accontentarsi delle "breaking news" che ci vengono fornite, cercare di andare oltre le apparenze e comprendere il significato più profondo che sta dietro alle cose.

“L’autismo e la società”.  Ogni genitore sogna un figlio sano e con le più svariate capacità e attitudini.  In ogni culla, tra tutine colorate e carillon della ninna nanna, ciascun bambino riceve come corredo anche le aspettative dei propri genitori e delle persone che gli stanno intorno. Per i genitori apprendere che il loro figlio è autistico è traumatico e doloroso, rappresenta la perdita del bambino “normale” che avrebbero dovuto avere.

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un continuo sviluppo che ha portato a numerosi cambiamenti di tipo economico, sociale e politico. In questo contesto diventa nuovamente protagonista la piazza, capace di alzare la voce del popolo, carica di promesse non rispettate e di richieste alla classe dirigente, percepita ormai meno rappresentativa dei bisogni del popolo. Motori del movimento sono i giovani, portatori di nuovi valori, idee e utopie, con posizioni più aperte e innovative in tutti i campi: dalla politica ai diritti civili.

Questa è una domanda che nessuno qualche anno fa si sarebbe sognato di chiedere, adesso, invece, con l’aumento del numero di questi animali le persone hanno iniziato a preoccuparsi. Camminando per le vie di Savona, si notano numerosi cani di tutte le razze e dimensioni e non è difficile vedere ciotole con l’acqua poste fuori da bar e ristoranti. Al loro aumentare si è affiancato l’aumento di sporcizia in giro per le strade e, soprattutto, i negozianti del centro, hanno sollevato rumorose proteste.

Per cercare di ovviare al problema, la sindaca Ilaria Caprioglio, nel 2017, ha emesso un’ordinanza che proibiva ai cani di fare i propri bisogni sotto i portici di Via Paleocapa, in Corso Italia e in Piazza Mameli. L’ordinanza, inoltre, imponeva ai padroni di portare con sé, oltre ai sacchetti per raccogliere le feci, una bottiglia d’acqua per sciacquare via l’urina dalle strade. Tale provvedimento è stato accolto sia con soddisfazione sia con sdegno. Ricordiamo i numerosi cartelli appesi sulle porte dei negozi che si dichiaravano contrari alle nuove regole. Anche le opinioni degli altri savonesi sono risultate divergenti: c’era chi era d’accordo, chi no, chi accettava senza protestare e chi accettava, ma protestava. Comunque, la sanzione amministrativa per i trasgressori andava e va da 50 a 500 euro.

Nel mese di luglio la Corte di Cassazione ha dichiarato reato vendere tutti i prodotti derivanti dalla cannabis, ordinando la progressiva chiusura dei cannabis shop, diffusi non solo nelle grandi città.

Il 19 dicembre 2019, tuttavia, la Cassazione emette la sentenza sulla legalizzazione della cannabis: coltivarla in modiche quantità, per farne un uso esclusivamente personale, non sarebbe (per il momento) un reato.

I social, già da qualche anno, hanno sostituito completamente i vecchi giochi all'aria aperta. Sono veramente pochi i ragazzi che abbandonano il computer per andare a fare una partita a pallone con gli amici. Negli anni ‘80 era il contrario: era molto raro che qualcuno restasse a casa a giocare da solo. E’ vero, non c'erano le tecnologie attuali con cui si possono trovare tanti giochi virtuali, ma non era divertente come passare un pomeriggio a girovagare in bicicletta oppure giocare a calcetto nel cortile di casa con i vicini. I ragazzi degli anni ‘80 stavano molto di più fuori di casa e all'aria aperta.

Al giorno d'oggi siamo sempre più indecisi su come svolgere un'azione indispensabile: mangiare. Date le tonnellate di rifiuti e di microplastiche presenti negli oceani, Il pesce è il primo da escludere. Inoltre non so quanto sia sicuro mangiare carne, dato il modo in cui nutriamo gli animali che poi finiranno nelle nostre macellerie. Insomma, credo che i vegetariani non abbiano poi tutti i torti.

Negli Stati Uniti ogni anno muoiono almeno 40.000 persone per overdose da eroina, antidolorifici e altri oppioidi. Non si tratta solamente di un’emergenza sanitaria, è anche il sintomo del malessere di un paese che cerca di sfuggire alla realtà. Al giorno d’oggi l’overdose è sempre più frequente. I primi casi risalgono al XIX secolo, ma la situazione è peggiorata, in particolare nella zona sud-ovest degli Stati Uniti. Questa epidemia avrebbe dovuto scatenare una “guerra” contro le droghe, ma fino ad ora non c’è stato un serio intervento per arginare il problema: viviamo in un’epoca di solitudine, ancor più dei secoli precedenti.

Secondo l'international Labour Organization circa un quarto degli impiegati lavora oltre 49 ore settimanali. È stato anche coniato il termine inglese workaholic per definire i "drogati di lavoro". Questi ultimi si impegnano più del richiesto e non traggono piacere dal proprio sforzo, si allontanano dalla vita familiare e sociale, ricorrono a caffeina, alcool e sigarette per lavorare di più fino ad arrivare all' esaurimento fisico con insonnia, mal di testa cronico, ipertensione e vuoti di memoria.

Alcuni estremi stacanovisti potrebbero essere l'ex presidente degli Stati uniti Barack Obama, che di notte leggeva i documenti dell'intelligence, Elon Musk, imprenditore statunitense, che lavora 17 ore al giorno e non disdegna di dormire in un sacco a pelo in ufficio, o la ministra della Giustizia francese del governo Sarkozy, Rachida Dati, rientrata in ufficio 5 giorni dopo il parto.

Secondo la psicologa americana Diane Fassel, ciò che può portare a questa dipendenza non sono solo le richieste pressanti del mondo del lavoro e la competizione con i colleghi, ma anche tratti della personalità come una forte coscienziosità, la mancanza di una stabilità emotiva o la scarsa autostima. Anche dei genitori estremamente stacanovisti possono influenzare il figlio fino a farlo diventare un workaholic.

 

Agonismo è un termine di etimologia greca che significa lotta. Da sempre lo sport, la politica, la scuola hanno rappresentato luoghi in cui la competizione e il confronto tra due parti o posizioni costituiscono stimoli ed incentivi al miglioramento di sé. Anche nelle favole o fiabe, comunemente intese come fonte di insegnamento di valori e di morale per i bambini, vi è un personaggio definito antagonista, nemico da sconfiggere per giungere a lieto fine. Analogamente, nell’ambito scolastico una sana competizione volta al miglioramento di sé porta ad effetti positivi di crescita e maturazione del gruppo, anche grazie al confronto critico.

Nel caso in cui gli studenti avessero una mentalità infantile e immatura, questo "gareggiare" potrebbe avere sbocchi negativi, dando origine a comportamenti scorretti e altamente pericolosi, soprattutto nel periodo dell'adolescenza, come il bullismo nei confronti di persone più deboli, dovuto spesso alla gelosia.

Il libro sogna.

 

Che cosa può essere più soddisfacente di iniziare e terminare la lettura di un libro? Un libro di qualsiasi genere e tipo, che sia un romanzo, un testo storico o, ancor meglio, una raccolta di poesie.

 Che cosa può alimentare il desiderio umano di conoscenza meglio di una avventura scritta nero su bianco?

 La lettura non dovrebbe essere occasionale, bensì parte della vita stessa dell’uomo, l’essere più assetato di conoscenza e che ricerca la vita eterna.

 Chiunque legga ha il diritto di sentirsi “immortale”, ovvero colui che conosce sia i personaggi sia gli eventi di diverse epoche storiche, colui che impara e studia gli ideali teoretici e filosofici di vari autori e, infine, l’uomo che sviluppa quel senso critico che lo sostiene e lo aiuta nei momenti di incertezza.

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